RECENSIONI "LA PORTA DIETRO LA CASCATA"

La porta dietro la cascata
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IL NUOVO DISCO DI UN GRUPPO MUSICALE INTELLIGENTE E “SOFISTICATO” (EGEA MUSIC)
di Nicola Maria Spagnoli - RARO! Luglio/agosto 2010

C’è solo l’imbarazzo della scelta fra il primo ed il secondo Cd di questo doppio lavoro di Giampiero “Nero”Sanzari e compagni, lavori diversi ma uguali ed ugualmente belli ed interessanti.Un fiore all’occhiello per la Nova musica italiana, non collocabile sotto alcuna etichetta in cui c’è veramente di tutto, dal jazz all’avanguardia, dalla musica cantautorale di qualita’ alla nuova bossa nova. Il rock di oggi insomma che però discende direttamente dalle preziosità anni ‘70 degli Opus Avantra e dei Pierrot Lunaire. Dopo l’ottimo precedente lavoro L’albero dei Bradipi di qualche anno fa, ed innumerevoli colonne sonore nel frattempo prodotte, e dopo essere rimasti in tre del gruppo originario, in questo disco allargano l’ensemble a cinque e con innumerevoli additional players dagli strumenti veramente originali, corni inglesi, oboe, charango, cristallarmonium, concertina etc. creano un etno-soft jazz sinfonico (chiamiamolo cosi’!) veramente delizioso. Poetico il primo Cd in cui Sanzari canta anche, certo con voce flebile, quasi da chansonnier, ma adeguata al contesto, ai testi ed alle musiche, a volte accompagnato da una accattivante voce femminile come nella dolcissima A’ la merci du voyage. Testi che contribuiscono non poco a creare un vero e proprio concept in un percorso che fa riferimento proprio a quella Porta dietro la cascata che si invita a valicare per scoprire quello che c’è oltre, oltre la bellezza, oltre l’apparenza. In questo primo disco c’e’ anche la It’s for you dei Beatles così come fu arrangiata da Martelli per Mina nel ’65 (So che tu mi vuoi ) mentre nel secondo solo musiche, con piccoli, preziosi brani chiamati tutti frattali. Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura sempre allo stesso modo anche se su scale diverse, che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento. Questa caratteristica, spesso chiamata auto similarità, è stata teorizzata di recente ed è proprio quella che troviamo in questo prezioso piccolo capolavoro strumentale che è il secondo Cd.

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SURSUMCORDA. LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Loris Furlan "IL MUCCHIO" numero MARZO 2011

Quando ti ritrovi fra le mani il doppio CD dei Sursumcorda “La porta dietro la cascata”, con la sua elegante custodia cartonata, semplice e perfetta nella veste tutta bianca, dopo aver sorriso pensando a un “White Album” italiano, viene da maledire il conclamato de profundis al supporto fonografico e il downloading, con la sensazione di trovarsi al cospetto di uno scrigno pieno di perle preziose, musicali ed emozionali, da custodire amorevolmente fra le nostre cose care. Sia chiaro, non è solo la confezione, ma soprattutto il sospetto e la cognizione preventiva, già conoscendo quanto di poetico e di incantevole ci aveva fatto conoscere il quintetto toscano coi precedenti “L’albero dei bradipi” e “In volo”. E’ dapprima una questione di sensibilità, di magia, di scrittura, poi ogni canzone o brano strumentale fa chiarezza da sé, con stupefacente equilibrismo tra mestiere, talento e leggerezza , tra umori folk e arrangiamenti finemente cameristici o velati delicatamente di jazz. “La porta dietro la cascata” disvela antichi amori sopiti, con la voce da fragile, ma sicuro, crooner cantautoriale di Giampiero “Nero” Sanzari (sovviene il poetico intimismo di Paolo Benvegnù a flirtare col Capossela più malinconico) a suo agio fra scenari acustici da piccola orchestra, a raccontare della “Bambina che schiaccia i pinoli”, de “La valigia di cartone”, di una “Nascita nuova” e di amori de ”Il Palazzo”. Tante immagini e melodie toccanti, rafforzate dagli archi filmici ed evocativi, dalle chitarre che duettano sottovoce col piano verticale. Una dimensione strumentale che diventa efficacemente esaustiva e protagonista nelle dodici tracce denominate “Frattale”, di cui nove sono parte del secondo cd, a ribadire la straordinaria, struggente bellezza espressiva dei Sursumcorda, in prospettiva finemente e fantasiosamente filmica, non a caso dediti da anni a musicare documentari d’arte (citiamo la mostra su Liu Bolin, l’artista “Camaleonte”, che ha utilizzato le musiche di questo cd). Con o senza parole, la meraviglia e la poesia sempre alla grande, senza flessioni, arricchite pure da ospiti pregevoli come Massimo Germini (charango e bouzouki, già con Milva, Van De Sfroos, Vecchioni) e Gianfranco Grisi, cristallarmonicista di Capossela.

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EVOCAZIONI ED EMOZIONI FRA IL LIRICO E IL POP, LA SORPRESA DEI SURSUMCORDA
di Ottaviano Nenti "CAMPUS" numero Giugno 2010

Cristallarmonium, fiati, archi e chitarre. Ci sono strumenti classici che dialogano nelle forme più moderne con quelli contemporanei in questo sorpendente doppio Album di un gruppo ricco di talento. Dal nome quasi impronunciabile, Sursumcorda, e con un disco evocativo nel titolo, la porta dietro la cascata, quanto suggestivo nei suoi 25 brani. Il primo disco è fatto di testi romantici e musiche rarefatte; il secondo è il compimento del primo, dove i brani vengono ripresi in versioni strumentali qui chiamati frattali: figure che in geometria, ripetono, su scale diverse, le stesse forme. Un fondale sinfonico per una sensibilità modernissima, capace di vibrare sottopelle, di invitare alla meditazione o di abbandonarsi allo struggimento ma sempre di emozionare. Brani che si aprono su spartiti contemporanei per andare in dissolvenza verso riecheggiamenti sfumati e lontani, evocando con l'uso del cristallarmonio, uno strumento basato su bicchieri accordati ad acqua in modi diversi e "toccati" delicatamente da questi cinque musicisti milanesi con un leader livornese, Giampiero nero Sànzari, che sarebbe bello trovare in un festival estivo ad aprire un concerto di Vinicio Capossela, l'artista che più da vicino ricorda le loro liriche.

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LA PORTA DIETRO LA CASCATA - WORLD MUSIC
di Paolo Perilli - "SUONO" numero settembre 2010

La porta dietro la cascata è il nuovo lavoro dei Sursumcorda, gruppo nato discograficamente nel 2005 con l'uscita del primo lavoro "L'albero dei bradipi" ma già attivo sin dal 2000 grazie all'amicizia di Giampiero Sanzari, Piero Bruni e Francesco Saverio Gliozzi. L'ensemble formatosi dunque con l'incontro di due chitarristi classici con un violoncellista non poteva che partorire composizioni dai toni squisitamente acustici e così è anche per questo ultimo lavoro. La porta dietro la cascata è un lavoro per nulla noioso anche se lungo e, visti i tempi musicali odierni, si tratta di un bel complimento. Il lavoro nella sua interezza è stato concepito dagli autori come una sorta di concept album "nel quale ogni brano può essere considerato parte del percorso segnato dal precedente per il successivo". E' difficile dire quanto della piacevolezza del risultato sia stato merito del produttore artistico Fausto Dasé, già conosciuto per aver collaborato con Alda Merini, fatto sta che l'atmosfera dell'album è difficilmente catalogabile spaziando tra il pop, la musica cantautorale e un genere più contemplativo. Il primo CD è più "tipicamente" fruibile grazie a molti brani cantati, dalle melodie ricercate ma orecchiabili e testi delicatamente poetici, mentre il secondo, completamente strumentale, assume quasi il ruolo di una colonna sonora composta da cosiddetti "frattali" ognuno con una sua anima ben precisa e mai spocchiosamente autoreferenziali.Caratteristica tipica del gruppo è la trasversalità non solo nel genere musicale ma anche nel modo di comunicare attraverso diverse lingue e ispirandosi a ijnfluenze geograficamente abbastanza eterogenee. Oltre ai brani firmati dagli stessi Sursumcorda c'è addirittura la versione italiana di It's for you di Lennon/McCartney (So che mi vuoi), brano che i Beatles avevano confezionato per Cilla Black e che fu già cantata da Mina nel 1965. Un album da ascoltare senza pregiudizi per scoprire una realtà matura e piacevolmente italiana. (8*****/10)

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SURSUMCORDA - LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Paolo "Pau" Pavone - "Rockambula 06/01/2011

Entrare nelle visioni dei Sursumcorda è come entrare in una realtà parallela, fatta di panorami musicali che colano dritti in fiumi orchestrali in completo trance mistica. Le atmosfere che propongono questi musicisti di alto livello sono sconfinatamente variegate e danzano elegantemente in una musica che abbraccia ogni tipo di sfaccettatura. Sembra di camminare a piedi nudi sul velluto rosso ascoltando La porta dietro la cascata, titolo di questo cofanetto contenente due capitoli, il secondo racchiude "Frattali" un breve omaggio a variazioni strumentali che amplificano e sottolineano le grose capacità compositive di questi musicisti milanesi. I pezzi appaiono come vere e proprie storie d'esistenza che nascono e finiscono per dar vita ad uno scenario del tutto diverso, ma allo stesso tempo, rilevante e maledettamente riuscito. Non mancano perle come Infinito, nascita nuova o il palazzo, che rappresentano appieno le volontà dei Sursumcorda. Li si attendeva da cinque anni, dopo il fortunatissimo esordio discografico con L'albero dei bradipi, oggi si riconfermano come una realtà decisamnte collaudata che sa fondere le grandi aperture della musica d'autore con infinite, ma mai banali, atmosfere orchestrali da colonna sonora. Un gustoso cofanetto da tenere fra gli spazi preziosi che lasciamo per le occasioni speciali. E questa lo è. (4.5*****/5)

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SURSUMCORDA - LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Ilenia Beatrice Protopapa - "MP News 09/01/2011

Eleganti. Raffinati. Delicati. Ascoltando “La Porta Dietro la Cascata”, il nuovo cd dei Sursumcorda, già dal primo impatto hai l’impressione che con la musica, questi qui, ci sanno davvero fare… “La Porta Dietro la Cascata” è un invito, un invito a non fermarsi all’apparenza, alla bellezza, magari quella della cascata, ma avere il coraggio di andare oltre, di vedere che cosa si nasconde dietro la cascata e dietro quella porta… Questi qui, i Sursumcorda, dicevamo, ci sanno davvero fare… E non solo nello stile – pensiamo al prezioso e fine booklet con anche il testo inglese a fronte –, ma nei testi e nella melodia, l’opera quarta dei Sursumcorda è un lavoro veramente degno di nota. Giampiero “Nero” Sanzari (voce e chitarra), Piero Bruni (chitarra), Francesco Saverio Gliozzi (violoncello), Fabio Carimati (batteria), Emanuele “Manolo” Cedrone (percussioni), Alessandro Porro (basso), Simone Rossetti Bazzaro (viola e violino), prima di essere i Sursumcorda, sono innanzitutto grandi amici. Il loro è un doppio cd: uno contiene le canzoni e l’altro, intitolato “I Frattali”, è strumentale. E proprio “I Frattali” che sappiamo nel linguaggio geometrico essere figure che si ripetono allo stesso modo su scale diverse, è titolo emblematico del secondo cd contenuto nell’opera: cd che potrebbe essere esso stesso il frattale del primo. Poesia in musica, poesia come modalità d’espressione della realtà e il linguaggio poetico che tutti unisce. Suoni profondi, chitarre classiche e tonalità etniche. Ogni brano è come la continuazione del precedente (un concept album). Accordi perfetti tra musica e testo nel brano dal titolo suggestivo “Bambina Che Schiaccia i Pinoli”: “Scenderà una lacrima di stella / nella bocca / ho mani di resina e polvere / tra mille gusci di perla / ti cercherò / tesoro mio”… “À la Merci Du Voyage” è pezzo un po’ balcanico, un po’ folk: “Quanti oceani ho attraversato / per raggiungerti / pregando il vento / che muove verso te”… e “Infinito” è estremamente poetico tra la canzone d’autore ed il pop valorizzato dalla voce ispirata di Sanzari: “E quelle promesse di baci d’inverno / no, non sarebbero finiti mai / come due gabbiani in volo / noi / sospesi”… Un crescendo di lirismo e musica d’ambiente, da atmosfera degna delle migliori colonne sonore – ed in effetti i Sursumcorda hanno composto musiche per innumerevoli documentari – fino alla cover di Mina (già cover dei Beatles) “So Che Mi Vuoi”. (8.5*****/10)
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SURSUMCORDA - LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Richard Milella - "ARTISTS AND BAND" 23/10/2010

Ha ancora senso la musica “dotta” in un Italia smarrita com'è fra reality e talent show di dubbio gusto e risultato? Sembra proprio di sì se il conterraneo di Piero Ciampi, coadiuvato dai milanesi aggregati nei Sursumcorda (In Alto i Cuori dicono le mie disperse reminiscenze di latino) sprecano tempo ed energie nella ricerca sonora e etnomusicale di un genere che anni fa (ma si parla dei mitici “70) vedeva una nostra prima linea con il meglio di Area, Giovanna Marini, Fiorenzo Carpi, Pierpa Pasolini, Ernesto Bassignano, Ivan Della Mea ma anche i primissimi Francesco Guccini, Claudio Rocchi e Francesco De Gregori e ora qualcosa, ma poco poco, di Vinicio Capossela e Sergio Cammariere. Diciamolo subito che è un lavoro abbastanza difficile, complesso nella sua costruzione e che ha bisogno di un ascolto attento e costante, non certo la distratta onda di una radio generalista in FM dove, fra l'altro, dubito fortemente possa trovare il benchè minimo spazio. Giampiero “Nero” Sanzari ha radunato intorno a sé un manipoli di varia umanità musicale e ha dato vita ad un gioiellino di rara fattura sospeso fra ricerca cantautorale e jazz in cui confluiscono varie esperienze dell'Italia colta filtrate dal personale gusto degli otto musicisti del (collettivo?) Sursumcorda attivi dall'anno 2004 e autori anche de “L'albero dei Bradipi – 2005”. Due Cd racchiusi in una suggestiva e raffinata confezione digipack bianchissima (White Album dei Beatles?) con testi italiano-inglese e contenente 25 brani, a volte solo accenni a volte più compiuti e ricchi di sonorità acustico-etniche. Titolo molto improbabile come La Bambina che Schiaccia i Pinoli apre gli ascolti introdotta da una leggiadra chitarra e dalla sussurrante voce di Nero che lascia sospeso l'ascolto in un etereo limbo da antica atmosfera chansonnier; violini e cori in lontananza che riportano ad un periodo classico. Ritorna il manierismo francese con A' la Merci du Voyage brano a la Cammariere ma con molta meno ruffianaggine sanremese e impreziosito da un recitato in lingua d'oltralpe. Bellissimo Il Palazzo dove strumenti inusuali ricamano atmosfere di persa memoria ma che ci avvolgono in un turbinio di ricordi e sensazioni che la musica attuale ci aveva fatto dimenticare. Frattali sparsi qua e là, frammenti, accenni di brani, pochi secondi che verranno poi dispersi/ripresi più in là nel tempo o, chissà, in altre prove discografiche e che servono a legare i vari momenti sonori quasi da concept-album. Infinito è forse quello che più si avvicina al cantautorato di scuola romana come Mario Castelnuovo e Gaio Chiocchio a dove gli arrangiamenti di archi si fanno più complessi e avvolgenti. Se possiamo fare un parallelo direi che ci troviamo a ridosso della visione musicale, la stessa dei Grimoon, altro pseudo musical-collettivo veneto. Se pensate ad un titolo bizzarro allora che ne dite de La Mia Bisnonna è in Buone Mani che sembra una garbata presa in giro invece è una autentica dichiarazione d'amore verso l'anziana progenitrice amatissima dal nipote. Il collegamento con Beatles non è solo nella candida copertina ma anche nel brano So che Mi Vuoi, altri non è che It's For You, brano adolescenziale di John Lennon interpretato da Cilla Black e dai Quattro agli esordi. Questa versione è meno beat-era, meno canzonetta e italianizzata con i violini e fiati a fare da controcanto; la ricordiamo anche in una (non bella...) esecuzione della Mina nazionale. Un gradevole sambajazz è il leit-motiv su cui poggia La Valigia di Cartone tenero quadretto di distacchi e abbandoni mentre la scontata dichiarazione Tutti i Fiumi Vanno al Mare con la maestria di un ottimo violoncello chiude la prima parte degli ascolti cantati prima di un altro classico Frattale 12. Nel secondo Cd ci troviamo di fronte a numerosi esempi di Frattale in ordine sparso, altro richiamo ai Beatles di Abbey Road nel quale anche i Fab Four legavano i vari pezzi della seconda facciata con accenni, intuizioni incompiute di brani; ovviamente il parallelo è solo nelle intenzioni poiché, se per i Quattro si trattava di situazioni molto elettriche, per Nero Sanzari e compagni le punteggiature sono molto acustiche, leggere, fischiettate, semplici intuizioni sospese a mezz'aria (bella la n° 14), presentimenti, visioni e percezioni, ideali pretesti per immaginifiche colonne sonore, guado di periodi e generi che non fanno assolutamente parte della concezione della musica “di consumo” ed anche il solo titolo, Per la Tua Pelle Chiara, si schiera nei Frattali benchè conti oltre 2 minuti di sola musica. Che dire di un lavoro certamente ambizioso, di profonda sensibilità, di romantica e rarefatta atmosfera, di emozioni in dissolvenza, di rara e preziosa costruzione armonica se non il restare silenziosi ed estasiati davanti a tale raffinata emotività. Purtroppo, ne siamo sicuri, resterà un episodio isolato nel mare magnum della discarica sonora che è la nostra civiltà (?!?!?!) contemporanea. Se, nonostante tutto, volete richiedere il cd: info@sursumcorda.it "Durante la lavorazione dei brani strumentali ci siamo accorti che esistevano cellule strumentali che avevano una loro precisa identità ma che per effetto della ricchezza degli arrangiamenti non uscivano fuori. Abbiamo deciso di metterli in luce rielaborando lo sfondo armonico e il mixaggio. Il concetto di Frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura su scale diverse, nella quale la sua piu piccola parte è identica alla più grande.Di frattali ne abbiamo fatti circa una trentina, mano a mano che prendevano forma assumevano un numero cronologico, ma solo 10 sono andati nel disco, per questo ci sono dei "salti" nella numerazione..." Nero Sanzari

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SURSUMCORDA - UN LAVORO ENORME, UN' INFINITA' DI SUONI UNITI DA UN MEDESIMO ORIZZONTE ABILMENTE RAGGIUNTO: LA BELLEZZA
di José Leaci - "Saltinaria 3/11/2010

La ricerca della perfezione e della quiete, il famoso suono del silenzio o almeno quello ancestrale del vento tra le fronde, della neve che cade. La voglia di raggomitolarsi in un abbraccio vero, mica mistico o metaforico, la voglia di stare a contatto con le persone amate, con l'inverno, in antitesi, chiuso fuori dalla porta. Il piacere dell'incanto, lo stupore delle piccole cose, gli occhi sgranati di un bambino mentre gli leggono una storia di lupi, vento, caverne. Un lavoro enorme, che coinvolge una marea di persone, un'infinità di suoni uniti da un medesimo orizzonte, abilmente raggiunto: la bellezza. I Sursumcorda mi convincono al secondo ascolto, dopo che per un attimo avevo temuto il peggio. Perché l'inizio è memorabile con “Preludio” a rasparti nel cuore e i violini a coprire le ferite. Poi, sostanzialmente, bisogna arrendersi. All'inizio la voce di Giampiero Sanzari non mi aveva convinto. La timbrica sembrava un po' distante dall'arrangiamento. Invece, dicevo, bisogna arrendersi. Solo arrendendosi si scopre la quiete di cui sopra, ci si ritrova immersi in un canto di sirene, in un giardino segreto, toccando con mano il bisogno di affetto. E una volta qui: darne, riceverne... che importanza ha? Non è lo stessa parte di infinito? E poi “Bambina che schiaccia i pinoli” è una trappola da cui non vogliamo più uscire. Artistico e raffinato, elaborato, pensato e ragguardevole. Un mare di violini in amore, un oceanico spirito in festa. (8****/10)

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SURSUM CORDA: "LA PORTA DIETRO LA CASCATA" - UN RAFFINATO VIAGGIO NELL'INCANTO
di Silvano Rubino - "Bielle" 28/05/2010

Fatevi trascinare dall'incanto. Gustate l'esperienza. Siate aperti alla scoperta. Date spago alla fantasia. Non trattenete le sensazioni. Non temete le profondità. Ecco, adesso siete pronti per varcare "La porta dietro la cascata", che è il titolo de nuovo disco dei Sursumcorda. Un doppio disco, il secondo dei quali (dal titolo “Frattali”) interamente strumentale. Un progetto ambizioso, con una produzione di grandissimo livello, una cura dei particolari quasi maniacale, un'eleganza che nulla toglie alla capacità di emozionare. Il ritorno di questo gruppo, che noi di Bielle tenevamo d'occhio sin dal loro folgorante esordio (“L'albero dei bradipi”) conferma un talento musicale di grande originalità. Il gruppo torna con una formazione lievemente rimaneggiata: restano Giampiero “Nero” Sanzari (Chitarra Voce), Piero Bruni (Chitarra) e Francesco Saverio Gliozzi (violoncello) ai quali si aggiungono Fabio Carimati (Batteria) e Emanuele “Manolo” Cedrone (percussioni). Ma il marchio di fabbrica rimane lo stesso: una capacità di costruire un progetto plurare, con il coinvolgimento di una nutritissima schieda di musicisti, capace di immergere l'ascoltatore in un tappeto multicolore e armonico, fatto di ingredienti diversissimi: il jazz, la musica classica, le contaminazioni etniche, la canzone d'autore.Basta dare un'occhiata all'ultima pagina del libretto, con l'elenco dei musicisti coinvolti, per rendersi conto di che tipo di viaggio ci aspetta: buozuki, banjo, salterio, trombe, corni, flauti e clarinetti, fisarmoniche, corno e inglese e oboe (questi ultimi suonati da Claudia Verdellocco, che faceva parte della formazione originaria del gruppo), pianoforti, chitarre, cori e molto altro. Con l'aggiunta di tappeto di archi condotto da Daniele Ferretti, a conferire alle canzoni sontuosi slarghi orchestrali. C'è tutta la musica, ma nessun eccesso, nessun effetto saturazione: è questo il piccolo miracolo realizzato in questo disco, far confluire fiumi diversi in un mare armonico. Anzi, l'unitarietà del progetto è un obiettivo dichiaratamente perseguito, tanto che il disco, negli intenti del gruppo (che firma collettivamente testi e musiche, tranne che per l'unica cover del disco “So che mi vuoi”, “It's for you” dei Beatles, nella versione di Mina), è quasi un concept “nel quale ogni brano può essere considerato parte del percorso segnato dal precedente. È un’esortazione, un invito a non fermarsi di fronte al fascino della bellezza ma a spingersi oltre la cascata, accettando il rischio della profondità”. L'elemento poetico, dei testi, è uno dei fili che più tiene vivo quel legame. Sono testi rarefatti, evocativi, che puntano a un forte rapporto con la melodia, in un gioco di rimandi continuo tra testo e musica, supportato dal canto di Nero. Un canto, come scrivevamo nella recensione de “L'albero dei bradipi”, che gioca su modulate oscillazioni che riportano a certe voci del nuovo rock, immerso in una ricetta musicale che di rock non ha quasi niente. Il viaggio inizia con un preludio, pochi versi recitati dalla voce di Bal Val, maestro di fisarmonica gitano, capaci di portarci immediatamente nel clima un po' fiabesco che contraddistingue l'intero disco “Orme disegnate/ su impervi sentieri, / forme concrete/ di passaggi perduti. / Raccontano le fronde / di un varco mai osservato, / direzione per la porta / dietro/ la cascata”. Gli fa da naturale completamento il brano che dà nome all'intero album “La porta dietro la cascata”, interamente strumentale, raffinata e morbita intro, una seconda dichiarazioni di intenti. Come a dire: gli ingredienti sono questi, parole e musiche, ora cominciamo a mischiarli. “Bambina che schiaccia i pinoli” ci porta con leggerezza in uno dei mondi preferiti dai Sursumcorda, quello dell'infanzia. Ed è inevitabile che sia così, visto l'amore per il fiabesco, l'incanto, la leggerezza un po' onirica. Chitarra, archi, pianoforte, per una favola sull'emozione della scoperta. Con un finale in crescendo, quasi vivaldiano. “A la merci du voyage (In balia del viaggiare)”, apre i confini, verso il tango, con una fisarmonica trascinante. “Il palazzo” è esempio perfetto della poetica dei Sursumcorda, elogio della bellezza del quotidiano, capacità di trasformare un oggetto semplice come un edificio in un viaggio nella fantasia. Il “Frattale 1”, impreziosito dal cristallarmonio, strumento raro suonato da Gianfranco Grisi che si basa sullo sfregamento manuale di bicchieri accordati ad acqua, è una costola del brano successivo “Infinito”, rarefatto elogio della poesia “capace di rendere grande una piccola cosa.”, come scrivono gli stessi Sursumcorda nelle note di accompagnamento. Nel “Frattale2” il cristallarmonio sfuma il brano con delicatezza. “Nascita nuova” è costruita attorno a una traccia tracciata da una chitarra classica argentina, a cui gli archi danno come respiro e forza. “Esistenza” si apre a suoni etnici, atmosfere mediterranee, sapori speziati (tromba, bouzuki, percussioni), “La mia bisnonna è in buone mani”, un jazzato e lirico viaggio nella memoria, “So che mi vuoi”, un brano di John Lennon e Paul McCartney, nella versione di Mina, arrangiato con raffinatezza. Il disco si chiude con due insoliti quarci di realtà sociale, sebbene sempre filtrati dalla sensibilità e dallo stile Sursumcorda: “La valigia di cartone” porta alle migrazioni dei nostri antenati, sempre in chiave “leggera”, usando citazioni musicali che riportano al genere ibrido della “Bossa in Italy”, tipico delle colonne sonore di Piero Piccioni e dei film degli anni '70. “Tutti i fiumi vanno al mare” è speculare e porta all'immigrazione dei nostri giorni (“uomini emersi dal deserto, solchi di carovane scrivono destini”), una storia di sopravvivenza e di speranza su un'atmosfera musicale capace di evocare deserti, spazi infiniti, uomini in cammino. Con la chiusa orchestrale del “Frattale 12”. Resta da dire dei “Frattali”, in alcuni casi legati ai brani del disco “principale”, in altri no. “Costole strumentali delle canzoni che, per effetto degli arrangiamenti e della ricchezza dei suoni, sono capaci di vivere di vita propria”, spiegano gli stessi autori. In questa parte del disco emerge l'esperienza del gruppo sul fronte delle colonne sonore, la capacità di costruire melodie che sappiano accompagnare immagini, o magari, come in questo caso, solo evocarle. Lasciando spazio alla fantasia dell'ascoltatore.Bravi, consapevoli di esserlo, magari un po' narcisi, i Sursumcorda. Capaci di mettere in piedi, grazie all'incontro con Fausto Dasé e L'Accademia del Suono di Timur Semprini un progetto ambizioso e dominato da una forte identità musicale e poetica. Un invito al viaggio, all'immaginazione, al sogno, particolarmente gradito in questi tempi cupi. Una parentesi di fiaba, di incanto bambino, a cui si cede volentieri, con un sorriso. Lasciando crisi economiche, leggi bavaglio e brutture varie per un po' più di un'ora dall'altra parte, fuori della porta, dietro la cascata, lasciando che il suo scroscio tenga lontani rumori e voci sgradite.

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SURSUMCORDA. BAND TRA CINEMA E POESIA
di Luca Capponi - "Il Messaggero" (Marche) 21/05/201

In alto i cuori! Ecco cosa si nasconde dietro il nome latino dei Sursumcorda. Una delle band più interessanti del panorama italiano grazie all'abile sospensione artistica a metà tra cinema e poesia, letteratura e cantautorato, i cieli d'Irlanda e le Italiche strade assolate. Basta ascoltare gli estratti di alcuni estratti dell'ultimo concept album La porta dietro la cascata, L'infinito in testa, per rendersene bene conto. E chi non l'avesse fatto, comunque, avrà un'occasione speciale per rifarsi con gli interessi: domenica sera alle 21,30, i Sursumcorda saranno in scena al Pala folli per l'apertura ufficiale del tour. "La nostra esperienza si fonde in un viaggio sonoro dove le tradizioni musicali del mondo trovano approdo nella tradizione cantautorale nostrana dei vari De Gregori, De André e Ciampi" Spiega Giampiero "Nero" Sanzari (chitarra e voce) che nel 2004 fondò la band milanese/livornese con Piero Bruni (chitarra) ed oggi completa la line up insieme a Francesco Saverio Gliozzi (violoncello), Fabio Carimati (Batteria), Emanuele "Manolo" Cedrone (percussioni), Alessandro Porro (contrabbasso) e Simone Rossetti Bazzaro (violino e viola). "Ascoltare significa anche vedere colori, sentire odori e sapori al fine di immaginare e quindi viaggiare - continua Nero - Per renedere ancora più efficace questa possibilità usiamo strumenti dalle timbriche differenti che spesso si accostano in modo atipico, ma seguendo sempre la poeticità del testo". Ed eccola dunque la musica dall'afflato internazionale e dal tocco cinematografico che nel corso del tempo ha partorito quattro album (il primo l'Albero dei Bradipi è del 2004) e diversi documentari e colonne sonore.

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SURSUMCORDA | LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Marco Luchi - "Audiodrome" 17/10/2011

Nati a inizio millennio in quel di Milano dall'amicizia di due chitarristi classici, Piero “Cirano” Bruno e Giampiero “Nero” Sanzari (quest'ultimo voce e autore dei testi), a cui si sono aggiunti Francesco Saverio Gliozzo (vioncellista), Fabio Carimati (batteria) e Emanuele “Manolo” Cedrone (percussioni), i Sursumcorda tornano quest'anno, accolti da unanime favore di critica, con La Porta Dietro La Cascata. Si sa: la scelta di far uscire un doppio album è sempre coraggiosa, ma, una volta tanto, la Fortuna arride agli audaci. Si tratta di due dischi diversi: il primo ha uno stile cantautorale, il secondo, intitolato Frattali, è solamente strumentale, quasi cinematografico (si pensi a “Frattale 12” “11” e “13”) e a volte ricorda Clint Mansell. Ciò nonostante, entrambi vanno a formare un lavoro di grande compattezza: il trait d'union è un clima incantato e sospeso all'interno del quale, tuttavia, serpeggia un che di melanconico, talvolta di umbratile (è noto come nella magia ci sia sempre nascosto un chissà che di timore reverenziale), destinato a prender sempre più corpo nella parte finale. Per chi fosse incuriosito, scorgendo quante volte ricorre la parola “frattale”, spieghiamo subito che indica un elemento geometrico che rappresenta, mediante linee spezzate, delle forme irregolari, figure che si ripetono allo stesso modo su scale diverse, quasi ribadirne l'unità di fondo. Sono passati ben sette anni dal loro primo disco, L'Albero Dei Bradipi, in questo lasso di tempo, però, non sono stati con le mani in mani, pubblicando due raccolte di colonne sonore destinate a documentari: In Volo (2006) e Musica D'Argilla (2009). L'aver composto per temi quanto mai eterogenei (arte, teatro, storia, attualità etc.) è stata sicuramente un'esperienza formativa, che ha lasciato in loro una traccia indelebile, una visione globale dell'arte: la ricerca dei Sursumcorda riguarda non solo l'aspetto musicale, ma abbraccia anche la artwork, a cura del promettente Pietro Cardarelli. L'opera si presenta con un'elegantissima copertina bianca con scritte rosse, un libretto che non solo contiene foto e testi (con una loro traduzione, artistica e non letterale, in inglese), ma pure immagini da associare ai pezzi strumentali. Alla formazione di base si aggiungono numerosi additional player, tra cui Gianfranco Grisi, cristallarmonicista di Capossela, oltre a tutta una serie di strumenti particolari: salterio, dulcimero, kalimba, inanga, indonongo, bouzouki. Parlare di band nel loro caso è alquanto improprio, di ensemble riduttivo: si tratta di una vera e propria orchestra da camera. Le melodie imparentate col sophisticated pop e gli arrangiamenti ricercati, che paiono i figli putativi di un certo avanguardismo nostrano (si è parlato, giustamente, di affinità con gruppi anni Settanta come i Pierrot Lunaire e gli Opus Avantra), rendono difficile circoscriverli a un genere preciso. Per non parlare del loro essere in bilico tra suggestioni etnico-folkeggianti (ritmi latini, balcanici, mediorientali e mediterranei), la musica d'autore (con testi affettati, immaginifici, così lirici che, rispetto alla moda odierna, sembrano scritti da D'Annunzio!) e sfumature jazzate. Molti recensori hanno sottolineato come tutto ciò sia realizzato senza mai cadere nel barocco, intendendo questo termine nella accezione più negativa: in verità i Sursumcorda sono molto “barocchi”, ma nel senso nobile del termine, giacché sovrappongono con eleganza le linee dei vari strumenti in un modo – passateci l'espressione – “contrappuntistico”. Che altro aggiungere, poi? Di cose ce ne sarebbero moltissime, ma rischieremmo di essere fin troppo prolissi (e un po' lo siamo già stati...). Solo un invito caloroso ad ascoltare questo lavoro? Mezza stella in più! (4****/5)
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UNA VOCE LABRONICA PER I SURSUMCORDA
di Dario Serpan - "Il Tirreno" 9/05/2010

Oltre il volto della natura, nella bellezza delle sue forme, esiste un varco mai osservato, direzione per la porta ditro la cascata. Per vincere i timori o l'assuefazione alla superficialità, la musica prende per mano e accompagna lungo quel varco, suscitando immagini e colori al tocco di ogni strumento. La Porta dietro la cascata è il titolo del nuovo album dei Sursumcorda, band milanese ma di voce livornese. Un concerto il primo maggio nell'ambito del trofeo Accademia Navale, ha concesso in anteprima alcuni brani del nuovo disco in uscita il 17 maggio. Metafora che invita alla profondità, La porta dietro la cascata è un doppio CD che alterna una parte cantautorale a un'altra puramente strumentale, per completare l'indole poliedrica di un gruppo affermatosi sia per la produzione di canzoni, arrangiate in modo molto accurato, sia di colonne sonore allegati a documentari storici e di attualità. Chitarra classica e voce Giampiero Sanzari presenta così l'ultima creatura: "un lavoro controcorrente per qualità dei suoni ma che conferma l'intento di creare musica descrittiva, Suonare in anteprima i brani del nuovo album a Livorno è stato un esperimento a cui tenevo molto". Testi in italiano, poesia e melodia alternata a variazioni di tempi, i Sursumcorda si sono formati nel 2000 e hanno all'attivo quattro album e sette colonne sonore. Il nome della band è una locuzione latina che nel linguaggio abituale è un'esortazione a farsi coraggio. Oltre a Giampiero Sanzari (chitarra e voce) nel nucleo del gruppo, ci sono Piero Bruni (chitarra), Francesco Saverio Gliozzi (violoncello), Fabio Carimati (batteria) e Emanuele "Manolo" Cedrone (percussioni).
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I SURSUMCORDA E UNA GIORNATA PARTICOLARE
di Valentina Giampieri - Donne sul Web | Il sole24ore web 2/8/2010

Ho in mano La porta dietro la cascata, il nuovo cd (sono due dischi per la precisione) dei Sursumcorda. Lo scarto, lo faccio partire e so che questa volta per me non sarà un ascolto qualunque. Il 17 maggio di un anno fa infatti, da spettatrice, in sala di registrazione con la band c'ero anch'io. E una prima volta di questo genere, da appassionata di musica, non si scorda mai.
Quando si fa suonare un disco nello stereo, inevitabilmente ci si dimentica di ciò che sta dietro quell'oggetto di policarbonato. Difficilmente ci si interroga sulla genesi del prodotto finito. Eppure quello che rende diverso un disco sentito e spontaneo da un altro studiato a tavolino credo stia proprio lì, nell'atmosfera che si respira in sala di registrazione. Il percorso musicale dei Sursumcorda, che hanno cominciato come busker (suonatori di strada), di per sé ha molto poco di "commerciale": brani strumentali, colonne sonore per documentari su arte e temi sociali, e oggi un concept album, in bilico tra spiritualità e poesia.
Quando sono entrata all'Accademia del Suono insieme a loro, confesso, un po' immaginavo che avrei trascorso una giornata particolare.
Noi al di qua del vetro, mentre nella sala accanto prova un quartetto d'archi. Li dirige Daniele Ferretti, che in passato ha lavorato anche anche ai cd di musica e parole di Giovanni Nuti e della poetessa Alda Merini. Chiacchiero con Nero Sanzari (chitarra e voce della band), Fausto Dasé (il produttore) e gli altri della combriccola. Si parla del disco e di mille altre cose. I Sursumcorda hanno tanto da raccontare. Si ride molto e il tempo, con accompagnamento musicale, passa davvero piacevolmente.
Nel frattempo le tracce prendono vita, lentamente. Approdano su monitor, mixer, equalizzatori, ma prima ancora si appiccicano alla pelle. Sentire musica, mentre la osservi crescere. Vedere le espressioni di chi decide "ecco, taglia qui", "qui si deve sentire di più il violoncello". Tutto ha un altro impatto, un altro sapore.
Anche la meritata pausa pranzo, ai tavolini di un tipico baretto milanese vecchio stile, diventa occasione per conoscere un po' più a fondo la band. Quando definiscono La porta dietro la cascata "un invito ad andare oltre, accettando il rischio della profondità", sento che, a modo loro, i Sursumcorda questo passo l'hanno già fatto. Hanno scelto un percorso musicale certamente meno semplice di altri. E tirato fuori un doppio album, che va assaporato e scoperto lentamente, ma che una volta varcata la porta, lascia il segno.

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di Franz Coriasco - Città Nuova n.13/2010

Per quanto ancora poco noto, l’ensemble milanese è uno dei più originali del panorama contemporaneo. Anche questo quarto album oscilla con eleganza tra atmosfere classiche, jazz ed etno-folk per un’ipotesi di canzone d’autore fascinosa e coltissima, epperò mai cerebrale o accademica.
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SURSUM CORDA - A' LA MERCI DU VOYAGE
di Pier Andrea Canadei - "L'internazionale" 28/05/2010

E' difficile non volere un po' bene ad un gruppo italiano che inserisce nei propri lavori titoli come La mia bisnonna è in buone mani. Al netto di qualche flatulenza naif, la band del livornese Nero Sànzari e del suo compagno di schitarrate Piero Bruni gode comunque della vastità di orizzonti aperti, e di suoni puliti; ambisce golosamente a far poesia, non si perita di parlare di frattali, si concede rafrain in francese e remake spaghetti di Lennon/McCartney. A la mercé del viaggio con valige di cartone che traboccano di idee e di strumenti preziosi.

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LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Lorenzo Paci - "Equilibri Arte" 24/05/2010

Con il loro ultimo lavoro, ascoltato ieri in concerto al Palafolli di Ascoli Piceno e presentato in questi giorni, i Sursumcorda acquistano motivazioni e obiettivi ben chiari, nei loro appunti di viaggio hanno saputo esprimere con semplicità e poesia la loro visione del mondo che gira veloce e renderci partecipi delle loro emozioni, osservazioni, incontri e passioni trasformate in canzoni ed immagini. Si parte subito con "Porta dietro la cascata" il brano che da il titolo al doppio album, un pezzo tutto strumentale carico di vibrazioni e presagi, per poi percorrere un lungo viaggio, accompagnati da musiche morbide ed avvolgenti, affascinati da racconti narrati come fiabe.
Stimoli collettivi al viaggio, alla speranza, con sguardi sul mondo, ma anche racconti onirici e piccole poesie, metafore della vita che viene osservata passarci davanti agli occhi, lasciando immagini e ricordi, come dipinti nella memoria. Come orme disegnate su impervi sentieri, forme concrete di passaggi perduti. Raccontano le fronde di una varco mai osservato, direzione per la porta dietro la cascata...

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LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Alberto Bazzurro - "All About Jazz " 20/05/2011

Con La porta dietro la cascata il sestetto Sursumcorda, nato nel 2000 sull'asse Milano/Livorno, giunge al suo quarto album, il più ambizioso (anche per l'autentica moltitudine di musicisti coinvolti) e articolato. Accanto a canzoni già per loro conto alquanto fuori dagli schemi, vi trovano infatti posto piccoli (non tutti, ma la maggior parte) frattali solo strumentali, testimonianza dall'attività del gruppo sul fronte della musica per l'immagine (documentari, per lo più). In questa doppia ottica si deve leggere il fatto che, pur oltrepassando di poco i settanta minuti, il lavoro sia diviso in due CD (il secondo, quello dei frattali, di 24'21"), proprio perché, appunto, differenti (anche se pur sempre convergenti) sono le linee che li informano. In generale, la proposta di Sursumcorda si pone a un ideale crocevia fra canzone d'autore, camerismo contemporaneo, venature jazz e altro ancora. Sul versante-canzone, ospitato nel primo CD (che include comunque già due frattali, quasi a voler fare la bocca a quanto seguirà), ci accolgono songs di grande eleganza, intrisi di un'evocatività sommessa, a tratti quasi sorniona, sonnacchiosa e indolente (specie proprio sul piano vocal-interpretativo). Splendidamente "confezionato," il prodotto sembra come (voler) trascendere attraverso la forma (l'abito) la stessa essenza del tutto, venendo a comporre un corpus di fatto inestricabile. Su questo terreno, si segnalano in ogni caso la title-track, "Bambina che schiaccia i pinoli," "À la merci du voyage," "Esistenza" (quasi effervescente), "La valigia di cartone" (dalla spiccata danzabilità) e "Tutti i fiumi vanno al mare" (virata verso il klezmer), non senza una certa qual tendenza alla ripetitività che finisce tuttavia per costituire più un motivo di fascino (e di coesione) che un limite. Nei dodici frattali (anche "Per la tua pelle chiara," pur dall'inusuale ampiezza, di fatto lo è) lo spettro espressivo si allarga non poco, trascorrendo dal rumorismo concreto a un marcato descrittivismo (servito per lo più dal notevole dispiegamento d'archi), espansioni e ripiegamenti, miniature quasi minimali e squarci solcati da una tensione schiettamente cinematografica (più che altrove, intendiamo), il tutto nel segno di un gusto sempre vivo per la sorpresa, l'imprevedibilità, pregio ovviamente fra i maggiori di questa sezione dell'opera. Che va ascoltata - quasi centellinata - con attenzione.

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LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Giancarlo Bolther - "Rock Impressions" 01/06/2011

Ho provato subito un certo interesse per questo cd fin dal primo momento che l’ho avuto tra le mani, anche se ancora non sapevo nulla di questa formazione dal nome bizzarro, ma proprio il nome (che significa In Alto i Cuori), la sobria eleganza dell’artwork, la cura dei particolari, hanno acceso in me una viva curiosità. I Sursumcorda sono nati nel 2003 e si sono dedicati alla realizzazione di colonne sonore per documentari e mostre, la prima release riguarda un documentario sul Guercino, realizzato nel 2003 per la mostra tenuta a Palazzo Reale a Milano, ne sono seguite molte altre. La Porta Dietro la Cascata è il loro quarto album, la formazione comprende sette musicisti, ma troviamo oltre quindici ospiti, troppi per poterli ricordare tutti, la musica a cui hanno dato vita è un pop intarsiato di varie influenze, dalla musica classica al folk mediterraneo al jazz, alla musica brasiliana, sembra musica da camera, ma moderna, per certi versi accostabile anche a certo prog molto raffinato. Il lavoro è diviso in due cd. Il primo disco che porta il titolo dell’album si apre con un narrato suggestivo, con una voce che ha sapore di vissuto, che sembra quasi esoterica, ma al tempo stesso buona e che dà fiducia. Poi arriva la traccia eponima, una ballata romantica dominata da un giro melodico sensuale, che ricorda un ballo, un momento molto lirico. Quasi in sordina arriva il brano successivo, “Bambina che Schiaccia i Pinoli”, che ricorda certe cose di Branduardi, ma con un piglio molto più moderno e cinematografico, all’insegna di un pop altamente raffinato. Un titolo in francese presenta una canzone che ricorda anche nell’andamento certa musica d’oltralpe, sempre all’insegna di una grande raffinatezza. I testi sono poesie che vanno gustate con più ascolti. I brani presenti sul primo cd sono ben quindici, per la maggior parte cantati, hanno tutti la stessa poetica risultando molto omogenei e danno l’impressione di essere un lavoro che va ascoltato dall’inizio alla fine, senza momenti che dominano sugli altri. Il secondo cd porta il sottotiolo “Frattali” e ci sono dieci composizioni strumentali nove delle quali sono chiamate appunto “Frattale” con un numero non in sequenza (tre di questi Frattali erano presenti sul cd precedente), solo un brano ha un titolo diverso, ma è comunque strumentale. Questi frammenti musicali sono molto più vicini alla musica classica e sono molto atmosferici, ma essendo anche piuttosto sperimentali, non mancano episodi che possono essere accostati a certa musica elettronica, come ad esempio il “Frattale 17”. Il cd precedente è molto più immediato e facile da assimilare, questo secondo è più impegnativo, ma non meno fascinoso. I Sursumcorda sono una band estremamente interessante, la loro proposta è ricercata ed elitaria, oltremodo raffinata, ma proprio per queste caratteristiche sono particolarmente contento di aver avuto l’onore di poter ascoltare questo lavoro veramente artistico, nel senso più pieno della parola. La Porta Dietro la Cascata è uno di quei cd che non fanno rumore, ma che hanno una forza intrinseca sorprendentemente vitale.
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LA PORTA DIETRO LA CASCATA
di Massimo Volpi - "Melodicamente" 04/04/2011

Era da parecchio che avevo voglia di recensire questo disco, almeno da quanto lo aspettavo. In tutto questo tempo ho cercato di pensare a qualcosa di straordinario da scrivere, qualcosa che potesse quantomeno far capire, a chi non l’ha mai ascoltato, che questo non è semplicemente un “album bello” ma qualcosa di più. Ho pensato a metafore e similitudini ma ogni volta c’era qualcosa che stonava. A differenza di ciò che avviene tra le 25 tracce del doppio cd dei SurSumCorda, “La porta dietro la cascata”. Fin dall’intro si intuisce che il percorso di questo album non è per nulla casuale ma anche che non è stato utilizzato alcun navigatore satellitare per raggiungere la meta. Questo perché i SurSumCorda danno l’impressione di saper benissimo dove andare, ma sanno arrivarci solo percorrendo strade panoramiche, ricche di suggestivi scorci e profumi considerati ormai perduti. Senza perdersi ma senza nemmeno utilizzare comode autostrade. Il punto di partenza di questo viaggio è fissato sotto “L’albero dei bradipi“, titolo del loro precedente lavoro, ma l’arrivo è tutto una sorpresa. “La porta dietro la cascata” è però qualcosa di più ponderato rispetto al suo predecessore. Qualcosa che non è nato per caso ma è stato studiato nei minimi particolari. Al microscopio. Forse anche per questo, nell’album, viene introdotto e supportato il concetto di “frattale”. Wikipedia dice che un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse; ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento. Con questo concetto si può dunque dire che le canzoni dell’album hanno tutte la stessa identica forma del cd intero. Ogni traccia è una casellina da aprire in un calendario dell’avvento. Ma l’avvento è l’album stesso. Il consiglio è quello di prendersi del tempo, infilare il disco nel lettore e, con gli occhi chiusi, abbandonarsi alle dolci melodie e ai testi poetici di canzoni come “Nascita nuova”, “Il palazzo” o la più gitana “à la merci du voyage” che non fanno altro che confermare la teoria precedentemente esposta. C’è del movimento, e della stasi. Onde di un mare che si butta su una spiaggia, per poi ritirarsi timidamente, lasciando in dono conchiglie, perle, ricordi e vita. Una matrioska di paesaggi e sensazioni ciascuno contenuto nell’altro. Come quei souvenir con la neve dentro. Non occorre scuoterli con eccessiva violenza, la magia è garantita anche dal più lieve soffio. Strumenti insoliti, come i bicchieri di cristallo alla fine di “Infinito”, raffinati (come violino, corno inglese, oboe) e sonorità dimenticate, lasciano capire che dietro questo cd c’è davvero parecchia ricerca e voglia di creare qualcosa di straordinario; forse l’intento è quello di chiudere la felicità in pochi centimetri. Come quegli altri souvenir che contengono “l’aria di..”. Tutti sanno che non è vero ma ci vogliono credere lo stesso. E il segreto è proprio questo. Crederci. Lasciare vivere le emozioni che risiedono pigre dentro di noi. C’è una frase, tratta dall’ecclesiaste, che compare nel testo di “Tutti i fiumi vanno al mare” e dice che “Tutti i fiumi vanno al mare ma il mare non si riempie”. E questa è proprio la sensazione che lascia questo disco. Qualcosa di naturale, e per questo stupefacente, che non sazia ma ristora e conforta. La porta d’entrata è dietro la cascata; ma da lì poi, non vorrete più uscire. Questo disco è un viaggio verso l’infinito. Passato e presente.

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RECENSIONI "IN VOLO"
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IN VOLO COLONNA SONORA SURSUMCORDA.
di Luca Villari - “Colonne Sonore” (extra al n.15) 10.2.2006

I nostri lettori lo sanno bene: dover scegliere con chi collaborare nella realizzazione di un film documentario, a chi affidare la composizione delle musiche, è un passaggio importante all’interno del processo creativo che un regista affronta in relazione ad un progetto editoriale, soprattutto quando, come in questo caso, si tratti di un lavoro di ricostruzione storica. La scelta di Alberto Osella, che ha curato la regia del documentario Carlo e Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola, è caduta su i Sursumcorda, un giovane gruppo che negli ultimi anni si è già fatto notare in diverse occasioni. Con questo lavoro hanno dimostrato di riuscire a rielaborare in maniera originale ambienti e mondi sonori legati ad un tempo lontano dal nostro. Un processo di reinvenzione di ritmi e suoni che passa attraverso una scelta intelligente di organico: salterio, santur, tar, gong, accanto al violoncello, che spesso domina nei vari brani, agli archi, al flauto dolce, alla chitarra e al pianoforte creano un impasto timbrico e riescono a inventare delle costruzioni ritmiche tali da far avvertire all’ascoltatore un senso di sospensione nello spazio, tra occidente ed oriente, e nel tempo, tra passato e presente. Il risultato è un prodotto che ha chiaramente scelto di non seguire la strada della ricerca filologica nella costruzione del commento musicale al film, ma piuttosto di lasciarsi guidare dalle suggestioni del racconto per creare un’opera che ha in sé una sua unità ed un suo senso anche al di fuori del rapporto diretto con l’immagine. Tutti i brani sono legati ad un’idea compositiva comune e il progetto del disco, in qualche modo, sottolinea questa unità utilizzando il brano “Poesia Bruciata” come prima e ultima traccia. Si tratta di una canzone che in apertura è proposta senza la parte della voce, e che nel testo, tra l’altro molto bello, sembra contenere le indicazioni programmatiche che hanno ispirato tutto il lavoro. Per quanto riguarda lo stile e il tipo di scrittura utilizzata non si può quindi dire che manchi di una certa originalità. Sono comunque presenti influenze, come è normale, che ci hanno fatto pensare, ad esempio ascoltando il brano “la fuga”, ad un certo Nyman e alla sua particolare scrittura basata su cellule ritmico/melodiche che si sviluppa in senso verticale per aggiunta di strumenti e voci. La musica dei Sursumcorda oltre a legarsi, come colonna sonora, alle immagini del documentario dedicato ai Borromeo, accompagnerà il visitatore lungo il percorso attraverso le sale della mostra Carlo e Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola ai Musei Diocesani di Milano fino a maggio di quest’anno. Il CD è acquistabile nel Book shop dei Musei Diocesani per il tutto il periodo della mostra.

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IN VOLO, MUSICA PER IMMAGINI VERSIONE SURSUMCORDA
di Federico Genta - “La Stampa” 06/2006

I Sursumcorda li avevamo già presentati nel novembre dello scorso anno, in occasione dell’uscita del loro disco d’esordio. “L’albero dei bradipi” che aveva colpito il sottoscritto per freschezza, originalità e qualità complessiva. Ora i Sursumcorda ritornano, ma a modo loro. “In volo” nasce infatti come colonna sonora di un documentario. Tappeto prezioso di melodie e intrecci strumentali, che ancora una volta confermano le capacità della band. “Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola” è la mostra milanese per cui ha visto nascere il cd, prodotto in collaborazione con Alberto Osella (Osella Partners). «Non volevo una musica storicamente connotata poiché sono pochi coloro che dispongono dei necessari strumenti culturali per compiere mentalmente un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai secoli XVI e XVII, e provarne un’emozione. Lavorando in passato con i Sursumcorda ad un documentario dedicato al Guercino, avevo incontrato la loro musica, scoprendola capace di parlare al cuore pur essendo raffinata e complessa al punto da sorprendere anche le orecchie più esigenti».

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SURSUMCORDA - IN VOLO.
di Nicolo Mulas - "Kdcobain" 04/ 2006

Avevamo già potuto assaporare il talento di questa band con il loro primo lavoro "L'albero dei bradipi" di cui abbiamo già parlato su queste pagine. Ora la band che opera tra Livorno e Milano ha deciso di pubblicare le musiche che gli sono state commissionate per un documentario storico sul '600. Inutile dire che il risultato è un album dal forte impatto emotivo che lascia sconvolto l'ascoltatore anche senza vedere il documentario. Le scelte stilistiche dei Sursumcorda sono sempre ad alti livelli così come la scrittura dei pezzi interamente strumentali che costituiscono questo lavoro. Le radici folk non possono che emergere dal primo brano intitolato "Poesia bruciata" ripreso poi sul finale e questa volta cantato. La ricerca non si ferma allo stile ma impiega anche strumenti poco convenzionali come ad esempio la campana tibetana, il darabukka e lo djambè. "In volo" è un'esperienza sonora che avvolge con il suo calore folkloristico e che lascia scolvolti per la sua bellezza. La chitarra acustica disegna ovunque trame straordinarie come arazzi medievali mentre il violoncello le accompagna con la sua dolcezza. "In volo" è un'opera da tenere in alta considerazione nel panorama italiano perché non è da tutti riuscire a confezionare una colonna sonora di questo livello, e se da un lato fa immensamente piacere che esistono questi grandi artisti in Italia, dall'altro dispiace che non vengano presi nella dovuta considerazione dal grande pubblico.

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SURSUMCORDA - IN VOLO
di Giulio Tedeschi - premio Toast 2006

Una delizia proiettata fuori dal tempo. 13 strumentali ed una lunga ripresa del primo brano ("Poesia bruciata") con delicati inserti vocali. Uno sfarfallio di miele musicale per palati fini. Da possedere a tutti i costi.

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RECENSIONI "L'ALBERO DEI BRADIPI "
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L’ARBRE DES PARESSEUX.
di Emmanuel Pidoux - "Indietronica"

Sursumcorda vient du latin "Sur Suum Corda" et signifie "élevez vos coeurs". "Elever" au sens de l’envol, de l’envolée, et de l’élévation. Le disque a pour titre "L’albero dei bradipi" soit si mon italien s’avère correct "L’arbre des paresseux". Il y a de ça dans la musique de ce quatuor italien. Une certaine légèreté et aussi une certaine langueur. Toujours dans la douceur et dans la beauté des sentiments et des moments. Comme on imagine un cliché ou une image d’Epinal d’une certaine Italie, celle de Toscane par exemple. En couleurs sobres et pastels, en jaunes, en verts, en ocres, à l’image de la jolie jaquette de leur digipack. Sursumcorda chante en italien dans le texte et cela rajoute à ce sentiment. La langue chante sans peine. La langue chante avec joie. Des multitudes d’instruments composent cette musique inspirée à la fois par l’Espagne (musiques d’Andalousie), l’Italie évidemment (musiques siciliennes) ou l’Europe de l’Est (musiques des balkans). Ce disque est un concentré de traditions, de musiques et de cultures qui ont leurs points communs et leurs déclinaisons avec comme horizon partagé : la méditerranée. La musique du quatuor a cela de moderne qu’elle est à la fois imprégnée de mille influences, histoires, anecdotes, couleurs, cultures et sentiments qu’elle rapproche pour proposer un voyage dans un nouveau pays et un nouveau langage : le leur. Il suffit de suivre les routes, de couper par des chemins, de lire les indices sur le sol et sur les arbres à paresseux pour se laisser emporter. Guidé principalement par les guitares de Giampiero Sanzari et Piero Bruni, on sera aussi bercé par le violoncelle de Francesco Saverio Gliozzi et charmé ou pris à partie par l’oboe, la flûte traversière ou le cor anglais de Claudia Verdelocco. Sans oublier les pianos, trompettes, voix, batteries, percussions, berimbaos, accordéons, etc qui viennent compléter ce tableau idéal. Entre jazz manouche, inspirations hispaniques et tradition italienne, Sursumcorda nous invite au voyage d’une magnifique manière.

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PASSIONE E POESIA.
di Nazario Graziano - “Comunicazioneinterna”

Passione cantautorale, eleganza e profondità sono i tre elementi che emergono dall’ascolto approfondito de “L’albero dei Bradipi”, piacevole sorpresa dei toscani Sursumcorda. Un disco maturo e profondo, curato nella stesura e negli arrangiamenti, che parte dalla migliore tradizione cantautorale italiana per abbracciare territori intimisti ed aprire a contaminazioni folk-acustiche di varia provenienza, dal Mediterraneo ai Balcani passando per l'Irlanda. La bellissima traccia d’apertura “Mi hanno perso” è un ottimo biglietto da visita per rappresentare lo stile e la bravura del gruppo da subito, al primo ascolto. Bellissima la voce di Gianpiero “Nero” Sanzari sorretta da violini, fiati, ritmiche avvolgenti, poesia ... e, se il buongiorno si vede dal mattino il disco non dovrebbe lesinare emozioni, così come brani di eguale eleganza. Ecco così canzoni di indubbio spessore come la bellissima strumentale “Il gorgo” quasi a richiamare armonie post-rock-(folk), “Via!” suadente, pacata e delicata nel suo pop d’autore, la title-track “L’albero dei Bradipi”, canzone-poesia d’altri tempi, perfetta in ogni punto, “Bambino” emozionante nei richiami all’Irlanda e nell’apertura festaiola con cori di bambini. Emozionale anche il saliscendi di “Perché”, e le ballate “Postumi d’amore” e “Pelle di stracci”, così come la bellissima traccia di chiusura “L’indeciso”. “L’albero dei Bradipi” è un disco da ascoltare e riascoltare, un disco profondo e “suonato”, un album in cui il sacrificio e la passione per la musica traspaiono ad ogni battuta. Il tutto mosso dalla voglia di comunicare e trasmettere emozioni, vere e sincere. Le copertine patinate, i tormentoni estivi e le hit parade radiofoniche sono altra cosa ... fortunatamente.

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SURSUMCORDA
Tirza Bonifazi Tognazzi- “Freequency”


Definizione del Garzanti per "sursum corda": in alto i cuori. Il cuore è il punto cardine de "L'albero dei bradipi", il debutto discografico dei Sursumcorda, composto da dodici brani definiti dalla band stessa "colonne sonore cantate". Musica intima e colta, raffinata e onirica, che crea nell'immaginario di chi ascolta un mondo parallelo dove l'aria è rappresentata dal suono dell'oboe, del corno inglese e del flauto, l'acqua dalle percussioni, il fuoco dal violoncello e la terra dalla chitarra classica. Il tutto prende vita grazie alla voce di Giampiero "Nero" Sanzari, così vicina a una certa vocalità anni '60 e riproposta oggi da cantautori come Mauro "Joe" Giovanardi. Lasciatevi sedurre.
SURSUMCORDA Garzanti's definition of "sursum corda": keep your hearts high. The heart is the main point of "L'albero dei bradipi", recording debut for Sursumcorda, made up of twelve songs that the band itself has defined as "sung soundtracks". Intimate and cultivated music, refined and dreamy as well, that creates in the imaginary of who is listening a parallel world where the air is represented by the sound of the oboe, of the English horn and of the flute, the water by the percussions, the fire by the 'cello and the earth by the classic guitar. Everything is brought to life thanks to the voice of Giampiero "Nero" Sanzari, so near to those kind of tones that are so typically '60s and re-proposed today by songwriters like Mauro "Joe" Giovanardi. Let yourselves be seduced.

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SURSUMCORDA.
di Camozzato Loris - "Sonikmusic"

Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma questo lavoro dei SurSumCorda e' sicuramente un capolavoro artistico, curato alla perfezione in tutte le sue forme, a partire dalla confezione del Cd, sino ad arrivare alla ben piu' importante struttura musicale. Dodici tracce affascinanti, una miscela di sonorita' influenzate da suoni mediterranei, etnici, balcanici, molto teatrali, il tutto aiutato da una ricercatezza poetica nei testi. L'uso di strumenti orchestrali creano particolari e piacevoli atmosfere, che dondolano quasi ad accompagnare le ritmiche chitarristiche, e le parti vocali di Giampiero Sanzari, al quale va sicuramente il merito di rendere molto affascinante il tutto grazie alla buona teatralita' imposta nelle sue liriche. Ogni brano ha una sua particolarita', una sua storia, una sua immagine, come la splendida atmosfera poetica in "Bambino", o la folcloristica "La Notte degli Oscar", e la stupenda "L’Albero dei Bradipi", solo per citare alcuni brani. In definitiva e' di sicuro un lavoro di qualita' ed eleganza musicale, e resto un po' perplesso che nessuna etichetta nostrana non abbia ancora fatto un pensierino ai SurSumCorda, ma solo un'etichetta d'oltre oceano si sia interessata per la distribuzione e la vendita negli U.S.A.... misteri italiani!!!

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SURSUMCORDA.
di Domenico Maria Gurgone - “Mescalina”

Il primo album dei Sursumcorda è uno di quegli esordi che non ti aspetti. O, meglio, che a fatica puoi qualificare come tale. Uno sguardo alla loro storia chiarisce rapidamente molte cose. Attorno al nucleo centrale del gruppo – e cioè voce, chitarre e archi – il tempo e i viaggi regalano prima una serie di incontri con musicisti dotati, che assicurano oggi maggior spessore al suono e quei guizzi che soltanto diverse visioni e teste possono offrire. Il momento di “comunione” degli intenti fra questi affini spiriti musicali diviene infine reale e concreto nel posto più virtuale per antonomasia: è infatti in Rete che i musicisti – che provengono dalla Lombardia e dalla Toscana – dialogano e arrangiano i pezzi di questo album. E’ quindi inutile parlare di quartetto milanese o qualcosa di simile quando la formula del gruppo si apre ad una formazione più completa e variabile, in cui il singolo contributo rimane sì fondamentale ma nella logica di uno spettro sonoro più ampio e maturo di quanto l’età “discografica” dichiarata farebbe realmente presumere. Dicevo, un ci-dì questo “L’albero dei bradipi”, che ammalia e appaga il più raffinato degli ascoltatori. E questo anche perché i Sursumcorda riescono già al primo colpo – complice la pregressa esperienza musicale, sia chiaro – a maneggiare il concetto di “prodotto artistico” a 360 gradi. Senza perdersi in paraculaggini varie, gadget, e altre stupidate, preferiscono battere la strada alternativa: e cioè riporre una cura estrema in quello che sarà il vero prodotto finito del loro lavoro. L’album che ho in mano vive così di una riuscita equazione: tanta è la leggerezza esteriore di un booklet semplice nell’ideazione eppure accurato nella successiva realizzazione, quanta è la sostanza della musica riposta in queste dodici tracce. La lievità diviene raffinatezza, e reclama così attenzione anche nei momenti interamente strumentali (“Il gorgo”). Per citare lo stesso gruppo, queste canzoni non tradiscono alcuna “ipocrisia d’amante del sicuro”: qui non si tratta di “lasciare la spada per lo scudo” (sempre da “Questa è la strada”), quanto di mantenersi fedeli ad uno stile personale nell’esecuzione di canzoni che sembrano scritte da tempo, che portano addosso un qualcosa di tradizionale in senso innato. Una evidente vena teatrale del cantato e degli arrangiamenti unisce i brani più riusciti pur rimanendo ad un sincero livello di attitudine, mai di puro e solo atteggiamento. E’ comunque la chiara intesa musicale a fugare ogni minimo dubbio al riguardo: l’attuale musica dei Sursumcorda travalica il concetto di provenienza, eccezion fatta nel potersi qualificare pienamente italiana. O “popolare”, volendo, ma nel senso più alto del termine: in questo senso il recupero di atmosfere medievaleggianti, gli arpeggi ariosi e gli archi onnipresenti, cattura piacevolmente. Raramente un’opera prima tradisce una simile padronanza della materia musicale. Mi ripeterò pure, ma questo tutto sommato è da considerarsi un finto esordio: e, allora, vorrà dire che ai Sursumcorda concederemo meno tempo per tornare a sfornare nuove canzoni. Nel frattempo, ascolteremo “con lentezza” e a fondo questa dozzina di frutti maturi dall’albero dei giovani gruppi italiani da tenere d’occhio.

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SURSUMCORDA.
di Alberto Bazzurro - “L'isola che non c'era”

Il quartetto lombardo-toscano Sursumcorda, guidato dal cantante e chitarrista Giampiero Sanzari, autore di tutti i brani (dodici), e completato da Piero Bruni, Francesco Saverio Gliozzi e Claudia Verdelocco, tutti multistrumentisti, arriva sul mercato con questo suo primo album, zeppo di ospiti (in tutto otto), cui un impatto in fondo abbastanza nell’orecchio dei tempi non impedisce, grazie a una sicura eleganza di tratto, di colpire nel segno. Vi si segnalano in particolare brani quali gli iniziali Mi hanno perso, Questa è la strada e Il gorgo (solo strumentale), indistintamente pervasi da una rotondità molto elastica, ariosa per quanto a tratti esuberante, sempre raffinata, con quella spruzzata di jazz che non guasta e aggiunge suggestione all’insieme. Altri momenti particolarmente riusciti appaiono la titletrack, Bambino e i conclusivi Pelle di stracci e L’indeciso. Un minimo di ripetitività climatica non nuoce più di tanto a un’opera prima senz’altro fra le migliori uscite negli ultimi tempi.

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L'ALBERO DEI BRADIPI.
di Alberto Barina - “Italianissima”

Spunti interessanti, il cd del gruppo toscano Sursumcorda, ne offre più di qualcuno se poi leggiamo, tra le note biografiche, che è stato licenziato per una etichetta americana di Boston, per la distribuzione e la vendita negli U.S.A., allora ritorna costante una domanda: E da noi? Come mai nessuna etichetta ha voluto prendersi cura de "L'albero dei bradipi"? (Verrebbe quasi ironicamente da rispondere che nella nostra discografia evidentemente sono rimasti solo i bradipi senza gli alberi). "Nessuno è profeta in patria" mettiamola così, certo che per Giampiero & soci è una gran bella soddisfazione poter volare al di là dell'Atlantico per poter far ascoltare la propria musica autoprodotta ed autoprodotta direi proprio bene. Dodici brani che viaggiano elegantemente in bilico tra atmosfere jazz e suoni etnici ma, volutamente né mai troppo jazz né mai troppo etnici, anche se forse i meno attenti potrebbero classificarli frettolosamente proprio nella categoria etno-music. L'apparato strumentale mette in rilievo chitarre classiche, percussioni, archi e fiati ed una spazialità musicale che va dalle sonorità mediterranee del brano "Il gorgo" alle suggestioni vagamente irlandesi che scaturiscono dal brano "Bambino", quest'ultimo uno dei più belli dell'intero lavoro, grazie anche al coro di voci bianche nel finale. Tra le cose che rendono sfizioso l'ascolto del cd, da segnalare sicuramente il quasi tango jazzato con annuncio finale in "Mi hanno perso": "Il bambino che si è perso al reparto giocattoli è atteso dai propri genitori alla cassa", la circense ironia de "La notte degli oscar" brano sicuramente tra i più originali, lo schiacciapensieri de "L'albero dei Bradipi" e la splendida costruzione musicale di "Pelle di stracci" con mormorio di cicale. Poco importa se i testi, liricamente intensi, a volte paiono un po' sfuggirci nel loro significato e nei loro contenuti; perché dobbiamo sempre per forza dover trovare una spiegazione a strofe come: "Voci di fate incantano fughe di lacrime come farfalle inchiodate in ritagli di favole. Ed io racconto il mio labirinto." da ("Mi hanno perso"), oppure "Via a consumare luce delle stelle, riflessa sulla pelle al rame della sera. Via a colorare strade di cuoio." Da ("Via!"), sono belle anche così, nella loro apparente imperscrutabilità. Molto curato anche l'aspetto grafico del cd, sia nelle foto del booklet sia nella copertina: crepi del legno, fenditure e muri scrostati.qualcosa di antico e primigenio aleggia nella musica dei "Sursumcorda".dunque in alto i cuori!...e lasciamoli volare oltre l'Atlantico!

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L'ALBERO DEI BRADIPI.
di Nicolò Mulas - “Kdcobain”

Sono diverse le band che negli ultimi anni hanno riscoperto quelle sonorità che attingono dalla tradizione ma che si ispirano fondamentalmente al mondo cinematografico. In alto i cuori! È con questa esortazione latina che i Sursumcorda tra Livorno e Milano costruiscono una musica suadente sia per le incantevoli atmosfere che evoca, sia per la poesia che si respira leggendone i testi. "L'albero dei bradipi" è il loro primo lavoro autoprodotto, e si avvertono distintamente tutte le colorazioni della musica mediterranea, basate prevalentemente sulla chitarra acustica, a cui si aggiungono poi svariati strumenti e la voce con impostazione teatrale di Giampiero Sànzari. "Mi hanno perso" apre il disco in punta di piedi con scelte stilistiche che ricordano molto da vicino gli Avion Travel. Ritmi jazzati si avvertono in "Questa è la strada" e una dolce ballata che si ispira a De Andrè porta il nome dell'album. Più cupe le tonalità di "Il gorgo",brano interamente strumentale che introduce "Venerdì 17", dove alcuni richiami ai Quintorigo non possono non scorgersi all'inizio. Uno dei momenti più aulici della composizione è rappresentato sicuramente da "Perchè", dove chitarra, pianoforte e melodia formano un trittico praticamente perfetto, mentre con "La notte degli Oscar" le ritmiche diventano più ballabili con qualche eco in stile Paolo Conte. Dodici tracce che dondolano e coccolano l'ascoltatore con la loro veste ricercata ma allo stesso tempo diretta e dall'ascolto piacevole. Se all'inizio si viene rapiti dalle atmosfere create dalla forte emotività degli arrangiamenti, la dimensione emozionale viene poi completata dalle liriche, grazie alle quali non si fa fatica a vivere realmente le immagini descritte in musica. A completare il tutto, un ottimo packaging e un booklet curato da Maria Vittoria Gozio.

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L'ALBERO DEI BRADIPI.
di Stefano Solventi - “Sentireascoltare”

Sursumcorda sono un quartetto di Milano. Iniziano a farsi vivi nel 2003 vincendo il concorso nazionale Cant'autori, poi scrivendo soundtrack per documentari e mostre, quindi ben figurando nel concorso del benemerito programma Demo di Radiorai. Va a finire che si autoproducono questo album d'esordio, chiamando ai microfoni e al missaggio Fabio Magistrali nientemeno: non stupisce troppo quindi la qualità del risultato, cui corrisponde una confezione cartonata bella ed essenziale. Dodici canzoni che inseguono stralci di poesia residua nel presente apoetico e disumanizzante: in questo senso è emblematica l'iniziale Mi hanno perso, incanti e tremori di un bambino "lost in the supermarket" con archi, fisarmoniche e chitarre classiche ad imbastire un tango vagamente Avion Travel (tolta però - e graziaddio - l'impostazione teatraleggiante). Quanto a ciò che segue, gli spunti melodici sono generalmente semplici, quasi a far da contraltare alla complessità di strutture e orchestrazioni (flauti, archi, legni, pianoforte, chitarre classiche, ottoni e fisarmoniche, in più kalimba, berimbao e percussioni varie). Vedi a proposito i languori spampanati e il romantico fatalismo di Via!, le ridanciane metafore sentimentali de La notte degli oscar, le lievi solennità di Bambino, le mestizie allibite di Pelle di stracci, da pescarsi in mezzo a valzer aspersi di jazz, rumbe, flamenco, arpeggi serrati ed eterei, starnazzate di tromba, archi svolazzanti e cinematici, fruscii e fantasmagorie indefinibili. Il rischio, l’avrete capito, era affollare troppo la scena, inciampare nella cacofonia di questa parata di timbri e stili. Invece, quel che regna è una chiarezza piana, seducente. La testa e il cuore sono intimamente sintonizzati su un patrimonio folk che sa d'antico e nostrano. La cura dei timbri e la gestione delle dinamiche sono piuttosto inusuali in ambito pop, eppure applicati a strutture che al pop ammiccano, del pop hanno l'immediatezza, la voglia d'immischiarsi, di agire rasoterra dove l'immaginario è questione di vita vera e poesia quotidiana. Tensione poetica che non cede mai, dalla prima all’ultima nota, innescata dalla dialettica tra l'armamentario tradizionalista e la modernità dei temi e dell'approccio. E’ un gioco, certo, e si svolge nel segno di una variabilità costante, in una molteplicità di caratteri sonori che alla lunga rischierebbe di farsi prevedibile, non fosse che d'un tratto si spalancano prospettive sorprendenti, quali la sognante evanescenza seventies in Postumi di un amore, i riverberi di fisarmonica dagli esiti quasi psichedelici ne L'indeciso o le sarabande diagonali di Questa è la strada e della title track (tra cinema e teatrino di marionette, tra mediterraneo, sudamerica e mitteleuropa). C'è insomma questo senso di suono condotto con mano ferma malgrado i tanti rischi azzardati, di complessità risolte con disinvoltura, di ricerca e profondità che non sormontano la forma e l'espressione, nel segno di una comunicativa diretta, fragrante. Si prenda Il gorgo, l'unico strumentale in programma, l’ostinazione mesta e angelica dell'arpeggio, la stupenda enfasi conclusiva col raddoppio delle corde e stormi rumoristici (palpiti, fruscii): il tutto fluisce come uno sbocco di cuore, senza mai foderarsi di pensosità o facili derive (neo prog o post morriconiane, tanto per dirne un paio), vera e propria soundtrack di sensazioni in bilico, ed è questo che conta più che la sua definizione formale, difatti splendida e breve. Volendolo trovare, il difetto si trova: per me sta nell'eccessiva pulizia del canto, nella sua sostanziale mancanza di tipicità che rischia di far sembrare il tutto un po’ innocuo. Difetto che esperienza e impudenza potranno certo correggere, speriamo non corrompendo la bella immediatezza di cui sopra. Complessivamente, insomma, un gran debutto. Dei Sursumcorda sentiremo sicuramente parlare.