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Recensioni - L'albero dei Bradipi
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Recensioni - In Volo
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Extra bonus { Recensioni }

Jazzer
{ Novembre 2005 } di Francesco Soliani

Ci sono dei dischi che al loro primo ascolto hanno il potere di conquistarti, altri di cui ne comprendi piano piano la bellezza, altri ancora che ti affascinano subito e più li ascolti, più ne assapori le fragranze ti chiedi "perché questo disco mi piace?" E' quello che mi succede con questo L'albero dei bradipi, il quale presenta tante e tali sfumature che mi rendono difficile rispondere a questa domanda. No, non so il perché il disco dei Sursumcorda mi piaccia, o forse lo so ma non mi è facile esprimerlo a parole; la cosa certa è che ad ogni nuovo ascolto si rinnovano e aumentano suggestioni ed emozioni.
I Sursumcorda sono fondamentalmente un quartetto acustico che si divide tra Livorno e Milano: il motore propulsivo dell'ensemble è rappresentato dalle due chitarre acustiche di Bruni e Sanzari (che è anche autore dei testi e voce principale), dall'espressivo violoncello di Gliozzi e dai fiati - oboe, corno inglese e flauto - di Claudia Verdelocco, strumenti quest'ultimi presi di peso dalla "classica" ma che sanno rinunciare alla propria "seriosità" per arricchire le sonorità del gruppo, in modo particolare il violoncello usato spesso anche in chiave ritmica. A questo nucleo si aggiungono nei vari brani ulteriori strumenti, sempre e solo acustici, come le percussioni, la tromba, pianoforte e fisarmonica che sono impiegati via via per caratterizzare i vari brani.
La formazione, che è abbastanza inusuale per il panorama musicale italiano, lascia intendere che anche la musica prodotta lo sia altrettanto ed in effetti mi è capitato di rado di ascoltare dei brani così aperti alle più disparate influenze, tali però da non risultare per questo dispersivi. E sono parecchi i richiami che si inanellano lungo i dodici brani del disco per fare da corollario al folklore italico più raffinato, che si sposa con naturalezza ad un'impostazione sostanzialmente cantautorale, capace di solida concretezza come di onirica lievità. Suoni che si situano a metà strada tra lo spleen sudamericano e le geometrie mitteleuropee e ai quali si sommano ovattate atmosfere jazzate ed echi - quelli meno sguaiati - provenienti dai Balcani. Il tutto trattato con estrema eleganza che non diventa mai affettazione ma che al contrario si pone al servizio prima della musica e poi, molto appropriatamente, dei testi.
E' opportuno accennare a quest'ultimi in quanto, non solo sono elemento portante di quelle che il gruppo chiama "colonne sonore cantate", ma viva espressione di una poetica che fa della fusione parole/note un ottimo sistema per integrare idee ed emozioni. I testi - scritti tutti da Giampiero Sanzari - sospesi tra memorie, ironia e la giusta dose di ermetismo, raccontano delle storie senza mai spiegarle del tutto ma, anzi, pennellandone i tratti e lasciandone nascosti i confini. Allora è bello seguire in Mi hanno preso le fantasie di un bambino che si lascia guidare dalla propria immaginazione in un luogo magico per poi essere concretamente catapultato nella realtà dalla voce della commessa "il bambino che si è perso al reparto giocattoli è atteso dai genitori alla cassa". Come è impossibile non farsi scappare un sorriso nel vedere l'uomo/bradipo appeso al suo ramo che, fiero della sua accomodante indipendenza, poeticamente sdegna la "gente che corre ad inseguire la brezza", o lasciarsi cullare dal bambino che "le mani tese ad afferrare un rifugio / che è così lontano da me... / e sfoggio un volo / in precario equilibrio". Divertenti le metafore amorose de La notte degli Oscar, toccante il senso di perdita di Postumi di un amore (Passa, passa il tempo. / E' una spina nel fianco al pudore. / Tentazione folle / volerti riavere. / Aspetterò domani / a scrivere, / cercandoti, amandoti / e odiando il perché.) incerto il passo de L'indeciso che "spossato / da ciò / a cui non serve pensare, / mi osservano / mentre il tempo / decide per me, / sceglie per me".
Dal punto di vista musicale i Sursumcorda si propongono di mimetizzare le loro fonti d'ispirazione mischiandole tra loro e ottenendone così uno stile che sa essere personale, ma che allo stesso tempo non rinuncia ad esplicitare le proprie radici. La cosa che colpisce maggiormente è il buon affiatamento tra gli strumenti - sia dei membri del quartetto che degli ospiti - che consente loro di attraversare con semplicità ritmi e melodie; così è naturale passare dal raffinato intreccio di chitarre su un trascinante tappeto percussivo della strumentale Il gorgo, alle atmosfere circensi de La notte degli Oscar, alla danzante ma solenne Pelle di stracci, fino alle complesse costruzioni sonore di Via! con il loro vago sapore di fado che musicalmente rendono molto bene i versi ("Via / a consumare luce delle stelle, / riflessa sulla pelle / al rame della sera"). I brani che mi sembra siano meglio riusciti sono Questa è la strada, ballata dal ritmo incalzante che invita alla danza, pregevole incontro tra oboe e tromba con sordina su un ritmo trasversale della batteria, la title-track con il suo testo surreale dove si incontrano gli echi napoletani dei mandolini e i cupi riff del violoncello, la dolce Bambino tra ricordi d'Irlanda, armonie complesse guidate dal flauto e dal violoncello con un bel coro finale di bambini e Perchè, uno dei brani più intensi, dalla melodia cantabile ed ariosa sostenuta dalle chitarre, dal pianoforte e ben completata dagli archi.
Lo so, non ho raccontato tutto, (ad esempio di come in Italia nessun distributore si sia interessato alla proposta dei Sursumcorda, ma lo abbia fatto la Passion Records di Boston per la distribuzione degli States) ma come dicevo prima mi è difficile parlare de L'albero dei bradipi, un disco dalle tante sfaccettature, vivo e molto originale - soprattutto per l'asfittico panorama italiano - un elogio della lentezza, dell'andare in profondità nelle cose. Un disco molto curato, decisamente improntato alla ricerca musicale e poetica senza però che venga meno la piacevolezza dell'ascolto e senza il ricorso a tecnologie sofisticate. "Musica d'autore" insomma, pura e rinfrescante: "in alto i cuori!" gente: di questi tempi ce n'è bisogno.

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Inmusica
{ Novembre 2005 } di Andrea Buongiorno

"L'albero dei bradipi" è uno di quei dischi che non sai mai come classificare, troppo ethno per essere indie, troppo calmo per essere rock ... e nonostante questo può essere racchiuso senza troppi problemi in entrambi questi generi. La sontuosa intro venata di echi orientaleggianti ("Mi hanno perso") traccia la scia lungo la quale si muove sinuosamente tutto il disco. Arie delicate costruite su sonorità poco elettriche (la fanno da padrone archi, oboe, percussioni e chitarre acustiche), melodie acustiche di corposa fattura nonostante la loro essenzialità ... una lunga poesia che coinvolge l'ascoltatore puntando con saggezza al cuore piuttosto che alla testa. In alcuni tratti ho sentito (al di là di un troppo facile collegamento a De Andrè) gli echi più "orientali" dei Radiodervish, quando archi, percussioni e chitarre tramutano l'ascolto in una dolce culla ("Venerdì 17") che attesta una incredibile maturità (ascoltate la cesellata rifinitura del brano "Bambino" o "L'albero dei bradipi" con la cantilena di chiusura affidata a un coro di bambini) non solo derivata dalle capacità artistiche del gruppo ma anche da una registrazione e presentazione stessa del prodotto (da vedere il bellissimo packaging) che nulla ha da invidiare a quello di colleghi più noti e da tempo star fisse della scena musicale nostrana.

Di sicuro, il lavoro fin qui intrapreso dai Sursumcorda non è passato inosservato, visto che la band ha ottenuto ben due nomination al MEI2005 come best website e best videoclip. News alle quali posso aggiungere il fatto che "L'albero dei bradipi" ha conquistato il primo posto nel terzo gruppo del concorso "DEMO" di RAIstereo1 e che il medesimo album (autoprodotto) è distribuito anche negli USA tramite la Passion Records di Boston. Un sincero in bocca al lupo!

(8,5/10)

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Comunicazioneinterna
{ Novembre 2005 } di Nazario Graziano

PASSIONE E POESIA
Passione cantautorale, eleganza e profondità sono i tre elementi che emergono dall’ascolto approfondito de “L’albero dei Bradipi”, piacevole sorpresa dei toscani Sursumcorda. Un disco maturo e profondo, curato nella stesura e negli arrangiamenti, che parte dalla migliore tradizione cantautorale italiana per abbracciare territori intimisti ed aprire a contaminazioni folk-acustiche di varia provenienza, dal Mediterraneo ai Balcani passando per l'Irlanda. La bellissima traccia d’apertura “Mi hanno perso” è un ottimo biglietto da visita per rappresentare lo stile e la bravura del gruppo da subito, al primo ascolto. Bellissima la voce di Gianpiero “Nero” Sanzari sorretta da violini, fiati, ritmiche avvolgenti, poesia ... e, se il buongiorno si vede dal mattino il disco non dovrebbe lesinare emozioni, così come brani di eguale eleganza. Ecco così canzoni di indubbio spessore come la bellissima strumentale “Il gorgo” quasi a richiamare armonie post-rock-(folk), “Via!” suadente, pacata e delicata nel suo pop d’autore, la title-track “L’albero dei Bradipi”, canzone-poesia d’altri tempi, perfetta in ogni punto, “Bambino” emozionante nei richiami all’Irlanda e nell’apertura festaiola con cori di bambini. Emozionale anche il saliscendi di “Perché”, e le ballate “Postumi d’amore” e “Pelle di stracci”, così come la bellissima traccia di chiusura “L’indeciso”. “L’albero dei Bradipi” è un disco da ascoltare e riascoltare, un disco profondo e “suonato”, un album in cui il sacrificio e la passione per la musica traspaiono ad ogni battuta. Il tutto mosso dalla voglia di comunicare e trasmettere emozioni, vere e sincere. Le copertine patinate, i tormentoni estivi e le hit parade radiofoniche sono altra cosa ... fortunatamente.

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SonikMusic
{ Ottobre 2005 } di Camozzato Loris

Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma questo lavoro dei SurSumCorda e' sicuramente un capolavoro artistico, curato alla perfezione in tutte le sue forme, a partire dalla confezione del Cd, sino ad arrivare alla ben piu' importante struttura musicale.
Dodici tracce affascinanti, una miscela di sonorita' influenzate da suoni mediterranei, etnici, balcanici, molto teatrali, il tutto aiutato da una ricercatezza poetica nei testi.
L'uso di strumenti orchestrali creano particolari e piacevoli atmosfere, che dondolano quasi ad accompagnare le ritmiche chitarristiche, e le parti vocali di Giampiero Sanzari, al quale va sicuramente il merito di rendere molto affascinante il tutto grazie alla buona teatralita' imposta nelle sue liriche.
Ogni brano ha una sua particolarita', una sua storia, una sua immagine, come la splendida atmosfera poetica in "Bambino", o la folcloristica "La Notte degli Oscar", e la stupenda "L’Albero dei Bradipi", solo per citare alcuni brani.
In definitiva e' di sicuro un lavoro di qualita' ed eleganza musicale, e resto un po' perplesso che nessuna etichetta nostrana non abbia ancora fatto un pensierino ai SurSumCorda, ma solo un'etichetta d'oltre oceano si sia interessata per la distribuzione e la vendita negli U.S.A.... misteri italiani!!!

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La Stampa
{ Ottobre 2005 } di Federico Genta

L’ALBERO DEI BRADIPI, MUSICHE E SUGGESTIONI DEI SURSUMCORDA
Il disco è stato presentato a Milano, nel corso di una serata agli inizi di luglio. “L’albero dei bradipi” è, come richiede la circostanza, un disco d’esordio. Ma di esordio c’è poco. Nel senso che chi pensa di incappare in un inizio acerbo, ha decisamente sbagliato cd. La sensazione è di trovarsi – alleluia - di fronte a qualcosa di nuovo, che pesca nelle tradizioni per restituire melodie ricche, cariche di atmosfere che sanno di sogno, di esperienze lontane.

Arrangiamenti curati dove il suono rimane sempre in primo piano, suggestioni prettamente acustiche che conservano nella registrazione l’impatto dell’esibizione dal vivo. Un risultato da riferimento nel panorama delle autoproduzioni.

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Indiezone

{ Settembre 2005 } di Roberto Capuano

Sursumcorda è un progetto molto ambizioso, basato principalmente su un asse Toscano-Lombardo (tra Livorno e Milano). Si tratta di musica acustica dalle mille sfumature, caratterizzata perlopiù da influenze etniche mediterranee e balcaniche, e corredata da testi cantautorali che raccontano storie in salsa poetica. In effetti, il nome Sursumcorda vuole essere un latinismo facente riferimento proprio al Mare Nostrum, quel Mediterraneo così intriso e idealizzato nei colori e nei sapori di queste canzoni.
Il sound della band si avvale dell’incrocio di due chitarre classiche (cuore pulsante dei SSC), violoncello, oboe, corno inglese, flauti, batteria, contrabbasso e percussioni. Dunque, una trama sonora molto articolata e variegata, appoggiata su una concezione della musica di respiro ampio e globale.
I Sursumcorda amano definire le proprie composizioni come “colonne sonore cantate”, ed è questa, forse, l’espressione più appropriata per descrivere questi dodici pezzi che compongono “L’albero dei bradipi”, lavoro totalmente autoprodotto che, tra l’altro, viene distribuito anche negli Stati Uniti dalla Passion Records di Boston.
Componimenti densi di passione e carichi di pathos e di un ritmo ancestrale che è la forza e la grande personalità di questo gruppo di musicisti. Tra i brani migliori segnalo la opening-track “Mi hanno perso”, la title-track “L’albero dei bradipi”, la strumentale “Il gorgo” e “Via!”, per la quale è stato anche realizzato un videoclip.
In definitiva, un buon lavoro che piacerà senz’altro agli estimatori del genere.

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La Brigata Lolli
{ Settembre 2005 } di Giorgio Maimone

BRAVI, BRAVISSIMI... FORSE TROPPO BRAVI?
Le vie della musica sono infinite. Dove non arriva l'informazione, arriva fortunamente a volte il passaparola. E così un ottimo disco come "L'albero dei bradipi" dei Sursumcorda viveva di vita propria già da un anno, senza che noi di Bielle se ne avesse avvertimento. Benedetto sia il lettore che ci passò l'indicazione! I Sursumcorda sono una realtà che appartiene a buon diritto alla musica d'autore, che ha già raggiunto un ottimo livello, ma che, a quanto dato di vedere e di ascoltare sembra del tutto in grado di crescere ancora. Il problema resta sempre quello: come dare visibilità a fermenti musicali vivi e validi.

Come base i Sursumcorda sono un quartetto, ma già la formazione inusuale ci fa intendere che non si tratta del solito combo: Giampiero "Nero" Sanzari è voce, chitarra classica, basso del '69 kalimba e autore di tutti i testi e di parte delle musiche; Piero "Cirano" Bruni è chitarra classica, mandolino, flauti a becco, salterio e controcanti; Francesco Saverio Gliozzi è violoncello e archi;Claudia Verdelocco è oboe, corno inglese e slide flute. L'ensamble è Sursumcorda, proprio l'espressione latina proveribiale ("in alto i cuori!") che mai come in questo caso ci appare appropriata. La musica del gruppo (che agisce ed ha radici tra Livorno e Milano) è una boccata d'aria fresca, è frutta matura che ti si scioglie in bocca, è il profumo del nespolo in fiore. Musica gentile senza mezzi termini che trova spunti e suggestioni dall'etnico, al classico, spruzzandolo di jazz, ma solo di quel tanto che necessita.

Non si colloca facilmente in schemi preconfezionati: sì, è vero che possono richiamare alcune atmosfere dei Sulutumana in primis, della Piccola Bottaga Baltazar o dei Quintorigo in subordine, ma sono solo somiglianze di percorso, affinità, brodo comune di culture che si muovono sulla stessa linea, dove poi ognuno sceglie la deriva che gli è più propria. Il canto di "Nero" Sanzani ad esempio segue modulate oscillazioni che riportano a certe voci del nuovo rock (Paolo Benvegnù, un nome su tutti, ma anche Andrea Chimenti), mentre la musica decisamente dal rock si tiene lontana. E' musica acustica che, oltre alla strumentazione già citata, si basa su fisarmoniche, pianoforte, flicorno, percussioni e batteria, cori e contrabbasso, affidati a numerosi ospiti.

Per i Sursumcorda, però, fino ad ora, poche possibilità di emergere: Demo, la trasmissione "acchiappatalenti" di RadioRai, dove nel 2003/2004 "L'albero dei bradipi" (la canzone) è stata la più votata dal pubblico, la presentazione ufficiale del disco il 2 luglio di quest'anno a Milano, due serate in concerto al Teatro Officina, sempre di Milano, nel febbraio prossimo. Per il resto ... passaparola. E noi contribuiamo a questo eco di tam-tam che annuncia e pronuncia la presenza di una nuova realtà nella musica d'autore, sapendo che, come sempre, la strada per i gruppi davvero bravi è sempre più in salita che per altri. Anche perché la strada scelta dall'ensamble tosco-milanese è sostanzialmente aliena da compromessi, poco accomodante e tesa allo spasimo alla ricerca della qualità e dell'eleganza.

Una ricerca che non è solo musicale, ma anche letteraria: "E poi, signora, / le mani sul volto / a nascondere il tempo, / ma il tempo non c'è. //E poi, signora, / i veli sul corpo / a nascondere il giorno, / ma il giorno non c'è. // E sei bella come il sole / con il sole che non c'è". ("Venerdì 17")

" Era là,/ col vestito largo, / a coprire / i fianchi stretti. // Era lei, / con la sua valigia, / colma /di sogni. // E rideva perché… // I suoi scritti parlavano di viaggi / grandi, / le sue carte raccontavano di storie / piene di incontri, / e la mano a coprire il viso, / nascondendo quello / che doveva essere un sorriso". ("Perché").

Una cura estrema che promana da tutto ciò che Sursumcorda è o produce: dal packaging del disco, alla sua copertina, dal libretto (art directon Maria Vittoria Gozio) corredato dei testi e di belle fotografie, dal sito internet (www.sursumcorda.it) alle note di presentazione. Tanta cura che rischia di essere il solo rischio all'orizzonte immediato della band, ossia la possibilità, per dirla alla De Gregori, che possano "innamorarsi del proprio cappello", novelli narcisi intenti a specchiarsi nella propria abilità sia tecnica che emozionale. Rischio, in fin dei conti comune, ai "troppo bravi".

Forse potrebbe aiutare anche qualche piccola variazione in più nei temi e ritmi, perché un album lungo solo 43'00" non sembri invece di maggior durata. Ritmicamente "Questa è la strada" è una piccola oasi ritemprante, con la batteria suonata da Tao e la trombra di Massimo Trimboli a dare quasi un'illusione di big band. Dodici pezzi, dunque, uno solo strumentale ("Il gorgo") e tutti gli altri più o meno cantati (intesa come quantità di canto e non qualità). "Venerdì 17", "L'albero dei bradipi" e "Perché" oltre a "Questa è la strada" sono i brani che più mi affascino, ma di punti deboli si fatica a vederne.

Dall'alto del mio albero di cecropia dondolo mollemente al ritmo delle musiche di "Nero", "Cirano", Francesco e Claudia. Vedo passare successi momentanei che non mi scuotono dal ramo. Ascolto il suono del mio albero. E mentre ascolto penso. E mentre penso il tempo passa: sono già finiti tutti e dodici i brani! E' tempo di rimettere il disco da capo.

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Kronik
{ Settembre 2005 } di Marco del Soldato

SPAZI APERTI
La complessità de “L’Albero Dei Bradipi” si manifesta in immagini e colori: i Balcani ed il Mediterraneo, il rosso vivo ed il color caffè di un monte ancora puro, gli spazi di praterie sconfinate e l’umidità afosa sporcata da un sole intollerante. Questione di sfumature e di sfrenata passione per il viaggiare umano. Trasportato in musica, si intende.

E’ questa la missione dei Sursumcorda, collettivo a suo modo aperto che, dopo aver autoprodotto l’album, ha incontrato una label statunitense, la Passion Records di Boston, destinata a distribuire il disco oltre oceano. Fatto curioso, non per la qualità della proposta, ma per una forma in teoria distante da certi mercati. Cantato in italiano, con palese impostazione etnico-cantautoriale legata a movenze talvolta filastrocheggianti ed in altre occasioni affini al concetto di colonna sonora. La dimensione acustica di base, fondata su arpeggi spesso screziati da archi, fiati ed altri strumenti, non tende a limitarsi nella canonica forma canzone, nascondendo il volto dietro a maschere sempre differenti. A colpire è l’abbraccio fra attitudine classica e ricerca popolare, stretto nel paradigma, eppure generoso nel concedere spazio ad un immaginario vivo e frenetico nel mutare le sue visioni.

Raffinatezza ed eleganza, mischiate ad un’idea sonora sempre riflessiva, mostrano una formazione curiosa e vogliosa, restia alla facile catalogazione ed intrigante nell’indagare un folclore tradizionale trasportato nella contemporaneità.

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SentireAscoltare
{ Settembre 2005 } di Stefano Solventi

Sursumcorda sono un quartetto di Milano. Iniziano a farsi vivi nel 2003 vincendo il concorso nazionale Cant'autori, poi scrivendo soundtrack per documentari e mostre, quindi ben figurando nel concorso del benemerito programma Demo di Radiorai. Va a finire che si autoproducono questo album d'esordio, chiamando ai microfoni e al missaggio Fabio Magistrali nientemeno: non stupisce troppo quindi la qualità del risultato, cui corrisponde una confezione cartonata bella ed essenziale. Dodici canzoni che inseguono stralci di poesia residua nel presente apoetico e disumanizzante: in questo senso è emblematica l'iniziale Mi hanno perso, incanti e tremori di un bambino "lost in the supermarket" con archi, fisarmoniche e chitarre classiche ad imbastire un tango vagamente Avion Travel (tolta però - e graziaddio - l'impostazione teatraleggiante). Quanto a ciò che segue, gli spunti melodici sono generalmente semplici, quasi a far da contraltare alla complessità di strutture e orchestrazioni (flauti, archi, legni, pianoforte, chitarre classiche, ottoni e fisarmoniche, in più kalimba, berimbao e percussioni varie).

Vedi a proposito i languori spampanati e il romantico fatalismo di Via!, le ridanciane metafore sentimentali de La notte degli oscar, le lievi solennità di Bambino, le mestizie allibite di Pelle di stracci, da pescarsi in mezzo a valzer aspersi di jazz, rumbe, flamenco, arpeggi serrati ed eterei, starnazzate di tromba, archi svolazzanti e cinematici, fruscii e fantasmagorie indefinibili. Il rischio, l’avrete capito, era affollare troppo la scena, inciampare nella cacofonia di questa parata di timbri e stili. Invece, quel che regna è una chiarezza piana, seducente. La testa e il cuore sono intimamente sintonizzati su un patrimonio folk che sa d'antico e nostrano. La cura dei timbri e la gestione delle dinamiche sono piuttosto inusuali in ambito pop, eppure applicati a strutture che al pop ammiccano, del pop hanno l'immediatezza, la voglia d'immischiarsi, di agire rasoterra dove l'immaginario è questione di vita vera e poesia quotidiana. Tensione poetica che non cede mai, dalla prima all’ultima nota, innescata dalla dialettica tra l'armamentario tradizionalista e la modernità dei temi e dell'approccio.

E’ un gioco, certo, e si svolge nel segno di una variabilità costante, in una molteplicità di caratteri sonori che alla lunga rischierebbe di farsi prevedibile, non fosse che d'un tratto si spalancano prospettive sorprendenti, quali la sognante evanescenza seventies in Postumi di un amore, i riverberi di fisarmonica dagli esiti quasi psichedelici ne L'indeciso o le sarabande diagonali di Questa è la strada e della title track (tra cinema e teatrino di marionette, tra mediterraneo, sudamerica e mitteleuropa). C'è insomma questo senso di suono condotto con mano ferma malgrado i tanti rischi azzardati, di complessità risolte con disinvoltura, di ricerca e profondità che non sormontano la forma e l'espressione, nel segno di una comunicativa diretta, fragrante. Si prenda Il gorgo, l'unico strumentale in programma, l’ostinazione mesta e angelica dell'arpeggio, la stupenda enfasi conclusiva col raddoppio delle corde e stormi rumoristici (palpiti, fruscii): il tutto fluisce come uno sbocco di cuore, senza mai foderarsi di pensosità o facili derive (neo prog o post morriconiane, tanto per dirne un paio), vera e propria soundtrack di sensazioni in bilico, ed è questo che conta più che la sua definizione formale, difatti splendida e breve.

Volendolo trovare, il difetto si trova: per me sta nell'eccessiva pulizia del canto, nella sua sostanziale mancanza di tipicità che rischia di far sembrare il tutto un po’ innocuo. Difetto che esperienza e impudenza potranno certo correggere, speriamo non corrompendo la bella immediatezza di cui sopra. Complessivamente, insomma, un gran debutto. Dei Sursumcorda sentiremo sicuramente parlare.

(7.2/10)

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Freequency
{ Settembre 2005 } di Tirza Bonifazi

SURSUMCORDA Definizione del Garzanti per "sursum corda": in alto i cuori. Il cuore è il punto cardine de "L'albero dei bradipi", il debutto discografico dei Sursumcorda, composto da dodici brani definiti dalla band stessa "colonne sonore cantate". Musica intima e colta, raffinata e onirica, che crea nell'immaginario di chi ascolta un mondo parallelo dove l'aria è rappresentata dal suono dell'oboe, del corno inglese e del flauto, l'acqua dalle percussioni, il fuoco dal violoncello e la terra dalla chitarra classica. Il tutto prende vita grazie alla voce di Giampiero "Nero" Sanzari, così vicina a una certa vocalità anni '60 e riproposta oggi da cantautori come Mauro "Joe" Giovanardi. Lasciatevi sedurre.

SURSUMCORDA Garzanti's definition of "sursum corda": keep your hearts high. The heart is the main point of "L'albero dei bradipi", recording debut for Sursumcorda, made up of twelve songs that the band itself has defined as "sung soundtracks". Intimate and cultivated music, refined and dreamy as well, that creates in the imaginary of who is listening a parallel world where the air is represented by the sound of the oboe, of the English horn and of the flute, the water by the percussions, the fire by the 'cello and the earth by the classic guitar. Everything is brought to life thanks to the voice of Giampiero "Nero" Sanzari, so near to those kind of tones that are so typically '60s and re-proposed today by songwriters like Mauro "Joe" Giovanardi. Let yourselves be seduced.

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Kdcobain
{ Settembre 2005 } di Nicolò Mulas

Sono diverse le band che negli ultimi anni hanno riscoperto quelle sonorità che attingono dalla tradizione ma che si ispirano fondamentalmente al mondo cinematografico. In alto i cuori! È con questa esortazione latina che i Sursumcorda tra Livorno e Milano costruiscono una musica suadente sia per le incantevoli atmosfere che evoca, sia per la poesia che si respira leggendone i testi. "L'albero dei bradipi" è il loro primo lavoro autoprodotto, e si avvertono distintamente tutte le colorazioni della musica mediterranea, basate prevalentemente sulla chitarra acustica, a cui si aggiungono poi svariati strumenti e la voce con impostazione teatrale di Giampiero Sanzari.

"Mi hanno perso" apre il disco in punta di piedi con scelte stilistiche che ricordano molto da vicino gli Avion Travel. Ritmi jazzati si avvertono in "Questa è la strada" e una dolce ballata che si ispira a De Andrè porta il nome dell'album. Più cupe le tonalità di "Il gorgo",brano interamente strumentale che introduce "Venerdì 17", dove alcuni richiami ai Quintorigo non possono non scorgersi all'inizio. Uno dei momenti più aulici della composizione è rappresentato sicuramente da "Perchè", dove chitarra, pianoforte e melodia formano un trittico praticamente perfetto, mentre con "La notte degli Oscar" le ritmiche diventano più ballabili con qualche eco in stile Paolo Conte.

Dodici tracce che dondolano e coccolano l'ascoltatore con la loro veste ricercata ma allo stesso tempo diretta e dall'ascolto piacevole. Se all'inizio si viene rapiti dalle atmosfere create dalla forte emotività degli arrangiamenti, la dimensione emozionale viene poi completata dalle liriche, grazie alle quali non si fa fatica a vivere realmente le immagini descritte in musica. A completare il tutto, un ottimo packaging e un booklet curato da Maria Vittoria Gozio.

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Italianissima
{ Settembre 2005 } di Alberto Barina

Spunti interessanti, il cd del gruppo toscano Sursumcorda, ne offre più di qualcuno se poi leggiamo, tra le note biografiche, che è stato licenziato per una etichetta americana di Boston, per la distribuzione e la vendita negli
U.S.A., allora ritorna costante una domanda: E da noi? Come mai nessuna etichetta ha voluto prendersi cura de "L'albero dei bradipi"? (Verrebbe quasi ironicamente da rispondere che nella nostra discografia evidentemente sono rimasti solo i bradipi senza gli alberi).

"Nessuno è profeta in patria" mettiamola così, certo che per Giampiero & soci è una gran bella soddisfazione poter volare al di là dell'Atlantico per poter far ascoltare la propria musica autoprodotta ed autoprodotta direi proprio bene.

Dodici brani che viaggiano elegantemente in bilico tra atmosfere jazz e suoni etnici ma, volutamente né mai troppo jazz né mai troppo etnici, anche se forse i meno attenti potrebbero classificarli frettolosamente proprio nella categoria etno-music. L'apparato strumentale mette in rilievo chitarre classiche, percussioni, archi e fiati ed una spazialità musicale che va dalle sonorità mediterranee del brano "Il gorgo" alle suggestioni vagamente irlandesi che scaturiscono dal brano "Bambino", quest'ultimo uno dei più belli dell'intero lavoro, grazie anche al coro di voci bianche nel finale.

Tra le cose che rendono sfizioso l'ascolto del cd, da segnalare sicuramente il quasi tango jazzato con annuncio finale in "Mi hanno perso": "Il bambino che si è perso al reparto giocattoli è atteso dai propri genitori alla cassa", la circense ironia de "La notte degli oscar" brano sicuramente tra i più originali, lo schiacciapensieri de "L'albero dei Bradipi" e la splendida costruzione musicale di "Pelle di stracci" con mormorio di cicale.

Poco importa se i testi, liricamente intensi, a volte paiono un po' sfuggirci nel loro significato e nei loro contenuti; perché dobbiamo sempre per forza dover trovare una spiegazione a strofe come: "Voci di fate incantano fughe di lacrime come farfalle inchiodate in ritagli di favole. Ed io racconto il mio labirinto." da ("Mi hanno perso"), oppure "Via a consumare luce delle stelle, riflessa sulla pelle al rame della sera. Via a colorare strade di cuoio." Da ("Via!"), sono belle anche così, nella loro apparente imperscrutabilità.

Molto curato anche l'aspetto grafico del cd, sia nelle foto del booklet sia nella copertina: crepi del legno, fenditure e muri scrostati.qualcosa di antico e primigenio aleggia nella musica dei "Sursumcorda".dunque in alto i cuori!...e lasciamoli volare oltre l'Atlantico!

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RockShock
{ Settembre 2005 } di Roberto Murgieri

SURSUMCORDA: QUANDO LA SENSUALITÀ DEL MEDITERRANEO SI SPOSA CON L'ELEGANZA LATINA
L’albero dei Bradipi è un piccolo gioiello di musica made in Italy, finemente elaborata e levigata da veri artigiani delle sette note.

Non nego di aver incontrato non poche difficoltà nel recensire un album di questo genere.
Non perché non mi sia piaciuto, o perché non sappia cosa scrivere su di esso, anzi, ma l’impressione dopo averlo ascoltato una manciata di volte è di una piacevole impotenza, che prevale sul senso di raziocinio di un ascoltatore critico.

L’albero dei Bradipi, così il titolo di questo lavoro dei SurSumCorda (che in latino corrisponde all’attuale “in alto i cuori”, durante le funzioni liturgiche) è un album incredibilmente affascinante, nel senso vero della parola. Non incanta con effetti speciali o con chissa quali peripezie musicali. Esso infatti è frutto dell’incontro di strumenti classici come l’oboe, il contrabbasso e il corno inglese con la voce pulita, quasi angelica, di Giampiero Sanzari, che pare essere al di sopra di tutto e tutti.

Sarebbe inutile, in poche righe, riassumere un album simile. Dopo alcuni ascolti, infatti, esso appare come una casa con tutte le finestre serrate, che a mano a mano si aprono con l’avvicendarsi delle tracce. Ognuna di queste, appunto, vuole pizzicare in ognuno un ricordo più o meno lontano della nostra esistenza ed espanderlo, allungandolo nella soavità di un componimento musicale che ha dell’incredibile in quanto a lavorazione e rifinitura.

Ascoltare questo album o recensirlo causa sempre lo stesso problema: è come cercare di far passare cento persone contemporaneamente da una porta piccola e stretta. Vorrebbero passare tutti e non esce nessuno perché si blocca il passaggio, proprio come le emozioni che scaturiscono con L’albero dei Bradipi; così tante e così impetuose, che non trovano sfogo in parole o in pensieri asettici. Libero spazio alle emozioni, libere ed incontrastate. Incantevole.

(8,5/10)
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Indietronica
{ Settembre 2005 } di Emmanuel Pidoux

Sursumcorda vient du latin "Sur Suum Corda" et signifie "élevez vos coeurs". "Elever" au sens de l’envol, de l’envolée, et de l’élévation. Le disque a pour titre "L’albero dei bradipi" soit si mon italien s’avère correct "L’arbre des paresseux".

Il y a de ça dans la musique de ce quatuor italien. Une certaine légèreté et aussi une certaine langueur. Toujours dans la douceur et dans la beauté des sentiments et des moments. Comme on imagine un cliché ou une image d’Epinal d’une certaine Italie, celle de Toscane par exemple. En couleurs sobres et pastels, en jaunes, en verts, en ocres, à l’image de la jolie jaquette de leur digipack.
Sursumcorda chante en italien dans le texte et cela rajoute à ce sentiment. La langue chante sans peine. La langue chante avec joie. Des multitudes d’instruments composent cette musique inspirée à la fois par l’Espagne (musiques d’Andalousie), l’Italie évidemment (musiques siciliennes) ou l’Europe de l’Est (musiques des balkans). Ce disque est un concentré de traditions, de musiques et de cultures qui ont leurs points communs et leurs déclinaisons avec comme horizon partagé : la méditerranée.

La musique du quatuor a cela de moderne qu’elle est à la fois imprégnée de mille influences, histoires, anecdotes, couleurs, cultures et sentiments qu’elle rapproche pour proposer un voyage dans un nouveau pays et un nouveau langage : le leur. Il suffit de suivre les routes, de couper par des chemins, de lire les indices sur le sol et sur les arbres à paresseux pour se laisser emporter.
Guidé principalement par les guitares de Giampiero Sanzari et Piero Bruni, on sera aussi bercé par le violoncelle de Francesco Saverio Gliozzi et charmé ou pris à partie par l’oboe, la flûte traversière ou le cor anglais de Claudia Verdelocco. Sans oublier les pianos, trompettes, voix, batteries, percussions, berimbaos, accordéons, etc qui viennent compléter ce tableau idéal. Entre jazz manouche, inspirations hispaniques et tradition italienne, Sursumcorda nous invite au voyage d’une magnifique manière


RECENSIONI “IN VOLO”
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Mucchio Selvaggio – Fuori dal Mucchio
{Giugno 2008} di Loris Furlan

Le immagini scorrono lente, rassicuranti, senza fretta, incastonate in delicati ceselli acustici. Non sono le sequenze del documentario “Carlo e Federico. Itinerari” (prodotto con Alberto Osella), dedicato ai Borromeo nella Milano spagnola tra il XVI e XVII secolo, per il cui supporto è nato questo disco. Sono immagini che appartengono dapprima al delicato tratto compositivo e alla dimensione creativa ed evocativa dell’ensemble toscano Sursumcorda, già lasciatosi apprezzare per il primo disco “L’albero dei bradipi”, esempio ispirato di poesia e raffinatezza cantautoriale. Con “In volo” le parole si fanno dunque da parte, salvo nel brano conclusivo “Poesia bruciata”, lasciano raccontare alle meravigliose tessiture di chitarre classiche, flauti, violoncello, salterio, dulcimer, pianoforte, oboe, contrabbasso e percussioni: la poesia permane, incantevole come una “Danza del sole e della luna”, tanto per citare uno dei quattordici episodi presenti nel disco. “In volo” dunque, come uno scorrere di pensieri che si staccano dal suolo o il battito d’ali di una farfalla, in un susseguirsi di lievi arpeggi intessuti di sospiri, per i quali vanno menzionati senz’altro Giampiero “Nero” Sanzari e Piero “Cirano” Bruni (chitarre) e Francesco Saverio Gliozzi (violoncello, archi). “In volo” con i Sursumcorda, un’ennesima, significativa occasione per accorgersi e capire che la musica più importante e le suggestioni più preziose non manchino nel panorama nazionale, basta cercarle al di fuori dei clamori mediatici, fra le passioni più autentiche, accompagnate da sensibilità, amore e talento

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Colonne Sonore - Contenuto extra al n.15
{febbraio 2006} di Luca Villari

I nostri lettori lo sanno bene: dover scegliere con chi collaborare nella realizzazione di un film documentario, a chi affidare la composizione delle musiche, è un passaggio importante all’interno del processo creativo che un regista affronta in relazione ad un progetto editoriale, soprattutto quando, come in questo caso, si tratti di un lavoro di ricostruzione storica.
La scelta di Alberto Osella, che ha curato la regia del documentario Carlo e Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola, è caduta su i Sursumcorda, un giovane gruppo che negli ultimi anni si è già fatto notare in diverse occasioni. Con questo lavoro hanno dimostrato di riuscire a rielaborare in maniera originale ambienti e mondi sonori legati ad un tempo lontano dal nostro. Un processo di reinvenzione di ritmi e suoni che passa attraverso una scelta intelligente di organico: salterio, santur, tar, gong, accanto al violoncello, che spesso domina nei vari brani, agli archi, al flauto dolce, alla chitarra e al pianoforte creano un impasto timbrico e riescono a inventare delle costruzioni ritmiche tali da far avvertire all’ascoltatore un senso di sospensione nello spazio, tra occidente ed oriente, e nel tempo, tra passato e presente.
Il risultato è un prodotto che ha chiaramente scelto di non seguire la strada della ricerca filologica nella costruzione del commento musicale al film, ma piuttosto di lasciarsi guidare dalle suggestioni del racconto per creare un’opera che ha in sé una sua unità ed un suo senso anche al di fuori del rapporto diretto con l’immagine.
Tutti i brani sono legati ad un’idea compositiva comune e il progetto del disco, in qualche modo, sottolinea questa unità utilizzando il brano “Poesia Bruciata” come prima e ultima traccia. Si tratta di una canzone che in apertura è proposta senza la parte della voce, e che nel testo, tra l’altro molto bello, sembra contenere le indicazioni programmatiche che hanno ispirato tutto il lavoro.

Per quanto riguarda lo stile e il tipo di scrittura utilizzata non si può quindi dire che manchi di una certa originalità. Sono comunque presenti influenze, come è normale, che ci hanno fatto pensare, ad esempio ascoltando il brano “la fuga”, ad un certo Nyman e alla sua particolare scrittura basata su cellule ritmico/melodiche che si sviluppa in senso verticale per aggiunta di strumenti e voci. La musica dei Sursumcorda oltre a legarsi, come colonna sonora, alle immagini del documentario dedicato ai Borromeo, accompagnerà il visitatore lungo il percorso attraverso le sale della mostra Carlo e Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola ai Musei Diocesani di Milano fino a maggio di quest’anno.
Il CD è acquistabile nel Book shop dei Musei Diocesani per il tutto il periodo della mostra.
(Colonne Sonore) 10.2.2006

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GQ Magazine
{5.2.2006} di Valentina Giampieri

Secondo cd della band milanese-livornese, segue l'uscita del precedente L’albero dei bradipi. Un album strumentale, nato come colonna sonora di un documentario. Un viaggio emozionante, accompagnato da chitarre, archi, pianoforte, fiati e percussioni.
Se non li conoscete, ve ne suggerisco l'ascolto. Loro sono i Sursumcorda, band milanese-livornese.
Li ho ascoltati qualche sera fa qui a Milano ed è stato uno spettacolo davvero intenso e suggestivo: echi medievali, atmosfere oniriche, seducente violoncello, passione, parole importanti.
Uscendo dal concerto, ho comprato a scatola chiusa In volo, il loro nuovo cd. Una splendida colonna sonora, che fa volare mente e anima.

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Bielle.orgIl sole 24 Ore
{ febbraio 2006} di Giorgio Maimone

STACCANDO IL SUONO DA TERRA: TRA LE RADICI E LE ALI

Staccando il suono da terra: tra le radici e le ali
Torniamo a parlare di cose serie e lasciamo perdere le stupidate e le amenità, come l'ultimo disco di Fossati. C'è sul mio lettore da qualche giorno un gioiello che gira, gira, gira e non mi stanca. E viene da un gruppo che già lo scorso anno aveva fatto sperare nel miracolo: i SursumCorda. Il loro secondo disco si intitola "In volo". E' un album di sola musica (fatta eccezione per l'ultimo brano, che poi è una riproposizione cantata del primo, ossia "Poesia bruciata"). Musiche nate per essere collegate alle immagini di un documentario, che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza del volo, sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici che le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo" è una delle più piacevoli sorprese di questo fantastico inizio di 2006!
Che i SursumCorda fossero bravi lo avevamo capito e ne eravamo convinti, fino al punto di premiarli per l'album d'esordio dello scorso anno, "L'albero dei bradipi", come delle realtà più consistenti emerse nel corso del 2005. Questo disco rende giustizia al loro potenziale e ce li fa amare ancora di più, anche perché questo tipo di musica in Italia non ha molti epigoni. I riferimenti più immediati sono i voli eterei di chitarre e corde di René Aubry, che non a caso nasce musicista per dare suoni alle visioni che gli turbinano intorno. Oppure anche i "Dirty Three", terzetto australiano in cui milita il violinista di Nick Cave, il grande Warren Ellis, una band che ha inventato una nuova formula, che spazia tra folk, rock e musica da camera. Con un violino struggente in primo piano. Anche i Dirty Three sono molto attenti all'aspetto visuale: il chitarrista Mick Turner disegna personalmente le copertine con pennellate dense di colore che tentanto di trasfondere il proprio mondo musicale.

Che io sappia i SursumCorda non disegnano, o comunque non disegnano le proprie copertine, ma seguono una strada affine, una sorta di "terza via" tra folk, rock e musica classica foriera di sviluppi interessanti. Se aggiungiamo che, a fianco di musiche tanto raffinate, stanno, di solito, anche testi poetici molto curati, ecco che si delinea netto il quadro di un gruppo in forte crescita e che potrebbe davvero arrivare lontano. Spieghiamo intanto la genesi del disco che nasce come colonna sonora del documentario "Carlo e Federico: itinerari", prodotto dai SursumCorda e da Alberto Osella della Osella & Partners che viene proiettato alla mostra “Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola” fino al 7/5/2006 al Museo Diocesiano di corso di Porta Ticinese 95 a Milano.
" I brani di questo disco sono nati quasi in contemporanea con il documentario relativo, alcuni prima e altri dopo rispetto alle immagini" puntualizza Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista dei SursumCorda, di cui, qui a fianco, riportiamo un parere più esteso sulla genesi del lavoro.

Le musiche sono di Gliozzi, Bruni e Sanzari, l'unico testo è di Giampiero Sanzari che, oltre alla chitarra e alla voce, suona in questo disco anche il salterio, mentre Piero Bruni, chitarra classica, suona anche dulcimer e flauti dolci e SaverioGliozzi, oltre al violoncello, il pianoforte e gli archi. Un po' defilata Claudia Verdelocco che suona solo l'oboe, da lei arrangiato, nel brano che inizia e chiude il disco.

La sensazione finale resta quella di un disco che "doveva" essere fatto, per non consegnare al solo documentario il magnifico lavoro svolto. Perché "In volo" è in grado di reggersi per aria da solo, con le sue solide radici affondate nel centro della nostra cultura, delle nostre tradizioni musicali (dalla musica classica alla musica popolare) e le sue ali in grado di aprirsi verso gli spazi progressivi del rock e della musica alta. La musica dei SursumCorda cresce e cresce bene, portandosi appresso una sorta di lirismo fatato che impregna i solchi di questo disco, in cui convivono il sapore acre della memoria e le mezze tinte della speranza. Gli arpeggi delle chitarre e le sinuose trame dispiegate in questi 38'50" di musica inducono a non perdere il contatto con la realtà, ma contemporaneamente a recuperare una dimensione contemplativa nei confronti del mondo.
" Danza del sole e della luna", "Chiaroscuro" e "In volo" gli episodi più alti, uniti alla canzone di "Poesia bruciata", ma il tutto dura così poco che è difficile discriminare. E' un'irresistibile malinconia, lo "spleen" esistenziale che non fa recedere di un passo la voglia di volare. Radici e ali. Solidità e leggerezza. L'avevamo intuito col primo disco, lo confermiamo col secondo: sui SursumCorda ci si può contare.

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La stampa
{ aprile 2006} di Federico Genta

IN VOLO, MUSICA PER IMMAGINI VERSIONE SURSUMCORDA

I Sursumcorda li avevamo già presentati nel novembre dello scorso anno, in occasione dell’uscita del loro disco d’esordio. “L’albero dei bradipi”, autoprodotto, aveva colpito il sottoscritto per freschezza, originalità e qualità complessiva. Ora i Sursumcorda ritornano, ma a modo loro. “In volo” nasce infatti come colonna sonora di un documentario. Tappeto prezioso di melodie e intrecci strumentali, che ancora una volta confermano le capacità della band.

“Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola” è la mostra milanese per cui ha visto nascere il cd, prodotto in collaborazione con Alberto Osella (Osella Partners). «Non volevo una musica storicamente connotata poiché sono pochi coloro che dispongono dei necessari strumenti culturali per compiere mentalmente un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai secoli XVI e XVII, e provarne un’emozione. Lavorando in passato con i Sursumcorda ad un documentario dedicato al Guercino, avevo incontrato la loro musica, scoprendola capace di parlare al cuore pur essendo raffinata e complessa al punto da sorprendere anche le orecchie più esigenti».

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Kdcobain
{ aprile 2006} di Nicolo Mulas

Avevamo già potuto assaporare il talento di questa band con il loro primo lavoro "L'albero dei bradipi" di cui abbiamo già parlato su queste pagine. Ora la band che opera tra Livorno e Milano ha deciso di pubblicare le musiche che gli sono state commissionate per un documentario storico sul '600. Inutile dire che il risultato è un album dal forte impatto emotivo che lascia sconvolto l'ascoltatore anche senza vedere il documentario. Le scelte stilistiche dei Sursumcorda sono sempre ad alti livelli così come la scrittura dei pezzi interamente strumentali che costituiscono questo lavoro.
Le radici folk non possono che emergere dal primo brano intitolato "Poesia bruciata" ripreso poi sul finale e questa volta cantato. La ricerca non si ferma allo stile ma impiega anche strumenti poco convenzionali come ad esempio la campana tibetana, il darabukka e lo djambè. "In volo" è un'esperienza sonora che avvolge con il suo calore folkloristico e che lascia scolvolti per la sua bellezza. La chitarra acustica disegna ovunque trame straordinarie come arazzi medievali mentre il violoncello le accompagna con la sua dolcezza.
" In volo" è un'opera da tenere in alta considerazione nel panorama italiano perché non è da tutti riuscire a confezionare una colonna sonora di questo livello, e se da un lato fa immensamente piacere che esistono questi grandi artisti in Italia, dall'altro dispiace che non vengano presi nella dovuta considerazione dal grande pubblico.
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Premio Toast
{ aprile 2006} di Giulio Tedeschi

Una delizia proiettata fuori dal tempo. 13 strumentali ed una lunga ripresa del primo brano ("Poesia bruciata") con delicati inserti vocali. Uno sfarfallio di miele musicale per palati fini. Da possedere a tutti i costi.



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