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Extra bonus { Recensioni }

Jazzer
{ Novembre 2005 } di Francesco Soliani
Ci sono dei dischi che al loro primo ascolto hanno il potere di conquistarti,
altri di cui ne comprendi piano piano la bellezza, altri ancora che ti affascinano
subito e più li ascolti, più ne assapori le fragranze ti chiedi "perché questo
disco mi piace?" E' quello che mi succede con questo L'albero dei bradipi,
il quale presenta tante e tali sfumature che mi rendono difficile rispondere
a questa domanda. No, non so il perché il disco dei Sursumcorda mi piaccia,
o forse lo so ma non mi è facile esprimerlo a parole; la cosa certa è che
ad ogni nuovo ascolto si rinnovano e aumentano suggestioni ed emozioni.
I Sursumcorda sono fondamentalmente un quartetto acustico che si divide tra Livorno
e Milano: il motore propulsivo dell'ensemble è rappresentato dalle due
chitarre acustiche di Bruni e Sanzari (che è anche autore dei testi e
voce principale), dall'espressivo violoncello di Gliozzi e dai fiati - oboe,
corno inglese e flauto - di Claudia Verdelocco, strumenti quest'ultimi presi
di peso dalla "classica" ma che sanno rinunciare alla propria "seriosità" per
arricchire le sonorità del gruppo, in modo particolare il violoncello
usato spesso anche in chiave ritmica. A questo nucleo si aggiungono nei vari
brani ulteriori strumenti, sempre e solo acustici, come le percussioni, la tromba,
pianoforte e fisarmonica che sono impiegati via via per caratterizzare i vari
brani.
La formazione, che è abbastanza inusuale per il panorama musicale italiano,
lascia intendere che anche la musica prodotta lo sia altrettanto ed in effetti
mi è capitato di rado di ascoltare dei brani così aperti alle più disparate
influenze, tali però da non risultare per questo dispersivi. E sono parecchi
i richiami che si inanellano lungo i dodici brani del disco per fare da corollario
al folklore italico più raffinato, che si sposa con naturalezza ad un'impostazione
sostanzialmente cantautorale, capace di solida concretezza come di onirica lievità.
Suoni che si situano a metà strada tra lo spleen sudamericano e le geometrie
mitteleuropee e ai quali si sommano ovattate atmosfere jazzate ed echi - quelli
meno sguaiati - provenienti dai Balcani. Il tutto trattato con estrema eleganza
che non diventa mai affettazione ma che al contrario si pone al servizio prima
della musica e poi, molto appropriatamente, dei testi.
E' opportuno accennare a quest'ultimi in quanto, non solo sono elemento portante
di quelle che il gruppo chiama "colonne sonore cantate", ma viva espressione
di una poetica che fa della fusione parole/note un ottimo sistema per integrare
idee ed emozioni. I testi - scritti tutti da Giampiero Sanzari - sospesi tra
memorie, ironia e la giusta dose di ermetismo, raccontano delle storie senza
mai spiegarle del tutto ma, anzi, pennellandone i tratti e lasciandone nascosti
i confini. Allora è bello seguire in Mi hanno preso le fantasie di un
bambino che si lascia guidare dalla propria immaginazione in un luogo magico
per poi essere concretamente catapultato nella realtà dalla voce della
commessa "il bambino che si è perso al reparto giocattoli è atteso
dai genitori alla cassa". Come è impossibile non farsi scappare un
sorriso nel vedere l'uomo/bradipo appeso al suo ramo che, fiero della sua accomodante
indipendenza, poeticamente sdegna la "gente che corre ad inseguire la brezza",
o lasciarsi cullare dal bambino che "le mani tese ad afferrare un rifugio
/ che è così lontano da me... / e sfoggio un volo / in precario
equilibrio". Divertenti le metafore amorose de La notte degli Oscar, toccante
il senso di perdita di Postumi di un amore (Passa, passa il tempo. / E' una spina
nel fianco al pudore. / Tentazione folle / volerti riavere. / Aspetterò domani
/ a scrivere, / cercandoti, amandoti / e odiando il perché.) incerto il
passo de L'indeciso che "spossato / da ciò / a cui non serve pensare,
/ mi osservano / mentre il tempo / decide per me, / sceglie per me".
Dal punto di vista musicale i Sursumcorda si propongono di mimetizzare le loro
fonti d'ispirazione mischiandole tra loro e ottenendone così uno stile
che sa essere personale, ma che allo stesso tempo non rinuncia ad esplicitare
le proprie radici. La cosa che colpisce maggiormente è il buon affiatamento
tra gli strumenti - sia dei membri del quartetto che degli ospiti - che consente
loro di attraversare con semplicità ritmi e melodie; così è naturale
passare dal raffinato intreccio di chitarre su un trascinante tappeto percussivo
della strumentale Il gorgo, alle atmosfere circensi de La notte degli Oscar,
alla danzante ma solenne Pelle di stracci, fino alle complesse costruzioni sonore
di Via! con il loro vago sapore di fado che musicalmente rendono molto bene i
versi ("Via / a consumare luce delle stelle, / riflessa sulla pelle / al
rame della sera"). I brani che mi sembra siano meglio riusciti sono Questa è la
strada, ballata dal ritmo incalzante che invita alla danza, pregevole incontro
tra oboe e tromba con sordina su un ritmo trasversale della batteria, la title-track
con il suo testo surreale dove si incontrano gli echi napoletani dei mandolini
e i cupi riff del violoncello, la dolce Bambino tra ricordi d'Irlanda, armonie
complesse guidate dal flauto e dal violoncello con un bel coro finale di bambini
e Perchè, uno dei brani più intensi, dalla melodia cantabile ed
ariosa sostenuta dalle chitarre, dal pianoforte e ben completata dagli archi.
Lo so, non ho raccontato tutto, (ad esempio di come in Italia nessun distributore
si sia interessato alla proposta dei Sursumcorda, ma lo abbia fatto la Passion
Records di Boston per la distribuzione degli States) ma come dicevo prima mi è difficile
parlare de L'albero dei bradipi, un disco dalle tante sfaccettature, vivo e molto
originale - soprattutto per l'asfittico panorama italiano - un elogio della lentezza,
dell'andare in profondità nelle cose. Un disco molto curato, decisamente
improntato alla ricerca musicale e poetica senza però che venga meno la
piacevolezza dell'ascolto e senza il ricorso a tecnologie sofisticate. "Musica
d'autore" insomma, pura e rinfrescante: "in alto i cuori!" gente:
di questi tempi ce n'è bisogno.
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Inmusica
{ Novembre 2005 } di Andrea Buongiorno
"L'albero dei bradipi" è uno di quei dischi che non sai mai
come classificare, troppo ethno per essere indie, troppo calmo per essere rock
... e nonostante questo può essere racchiuso senza troppi problemi in
entrambi questi generi. La sontuosa intro venata di echi orientaleggianti ("Mi
hanno perso") traccia la scia lungo la quale si muove sinuosamente tutto
il disco. Arie delicate costruite su sonorità poco elettriche (la fanno
da padrone archi, oboe, percussioni e chitarre acustiche), melodie acustiche
di corposa fattura nonostante la loro essenzialità ... una lunga poesia
che coinvolge l'ascoltatore puntando con saggezza al cuore piuttosto che alla
testa. In alcuni tratti ho sentito (al di là di un troppo facile collegamento
a De Andrè) gli echi più "orientali" dei Radiodervish,
quando archi, percussioni e chitarre tramutano l'ascolto in una dolce culla ("Venerdì 17")
che attesta una incredibile maturità (ascoltate la cesellata rifinitura
del brano "Bambino" o "L'albero dei bradipi" con la cantilena
di chiusura affidata a un coro di bambini) non solo derivata dalle capacità artistiche
del gruppo ma anche da una registrazione e presentazione stessa del prodotto
(da vedere il bellissimo packaging) che nulla ha da invidiare a quello di colleghi
più noti e da tempo star fisse della scena musicale nostrana.
Di sicuro,
il lavoro fin qui intrapreso dai Sursumcorda non è passato
inosservato, visto che la band ha ottenuto ben due nomination al MEI2005
come best website e best videoclip. News alle quali posso aggiungere
il fatto che "L'albero dei bradipi" ha conquistato il primo
posto nel terzo gruppo del concorso "DEMO" di RAIstereo1 e
che il medesimo album (autoprodotto) è distribuito anche negli
USA tramite la Passion Records di Boston. Un sincero in bocca al lupo!
(8,5/10)
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Comunicazioneinterna
{ Novembre 2005 } di Nazario Graziano
PASSIONE E POESIA
Passione cantautorale, eleganza e profondità sono i tre
elementi
che
emergono
dall’ascolto approfondito de “L’albero dei Bradipi”,
piacevole sorpresa dei toscani Sursumcorda. Un disco maturo e profondo, curato
nella stesura e negli arrangiamenti, che parte dalla migliore tradizione cantautorale
italiana per abbracciare territori intimisti ed aprire a contaminazioni folk-acustiche
di varia provenienza, dal Mediterraneo ai Balcani passando per l'Irlanda. La
bellissima traccia d’apertura “Mi hanno perso” è un
ottimo biglietto da visita per rappresentare lo stile e la bravura del gruppo
da subito, al primo ascolto. Bellissima la voce di Gianpiero “Nero” Sanzari
sorretta da violini, fiati, ritmiche avvolgenti, poesia ... e, se il buongiorno
si vede dal mattino il disco non dovrebbe lesinare emozioni, così come
brani di eguale eleganza. Ecco così canzoni di indubbio spessore come
la bellissima strumentale “Il gorgo” quasi a richiamare armonie post-rock-(folk), “Via!” suadente,
pacata e delicata nel suo pop d’autore, la title-track “L’albero
dei Bradipi”, canzone-poesia d’altri tempi, perfetta in ogni punto, “Bambino” emozionante
nei richiami all’Irlanda e nell’apertura festaiola con cori di bambini.
Emozionale anche il saliscendi di “Perché”, e le ballate “Postumi
d’amore” e “Pelle di stracci”, così come la bellissima
traccia di chiusura “L’indeciso”. “L’albero dei
Bradipi” è un disco da ascoltare e riascoltare, un disco profondo
e “suonato”, un album in cui il sacrificio e la passione per la
musica traspaiono ad ogni battuta. Il tutto mosso dalla voglia di comunicare
e trasmettere
emozioni, vere e sincere. Le copertine patinate, i tormentoni estivi e le hit
parade radiofoniche sono altra cosa ... fortunatamente.
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SonikMusic
{ Ottobre 2005 } di Camozzato Loris
Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma questo lavoro dei SurSumCorda e' sicuramente
un capolavoro artistico, curato alla perfezione in tutte le sue forme, a partire
dalla confezione del Cd, sino ad arrivare alla ben piu' importante struttura
musicale.
Dodici tracce affascinanti, una miscela di sonorita' influenzate da suoni mediterranei,
etnici, balcanici, molto teatrali, il tutto aiutato da una ricercatezza poetica
nei testi.
L'uso di strumenti orchestrali creano particolari e piacevoli atmosfere, che
dondolano quasi ad accompagnare le ritmiche chitarristiche, e le parti vocali
di Giampiero Sanzari, al quale va sicuramente il merito di rendere molto affascinante
il tutto grazie alla buona teatralita' imposta nelle sue liriche.
Ogni brano ha una sua particolarita', una sua storia, una sua immagine, come
la splendida atmosfera poetica in "Bambino", o la folcloristica "La
Notte degli Oscar", e la stupenda "L’Albero dei Bradipi",
solo per citare alcuni brani.
In definitiva e' di sicuro un lavoro di qualita' ed eleganza musicale, e resto
un po' perplesso che nessuna etichetta nostrana non abbia ancora fatto un pensierino
ai SurSumCorda, ma solo un'etichetta d'oltre oceano si sia interessata per
la distribuzione e la vendita negli U.S.A.... misteri italiani!!!
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La
Stampa
{ Ottobre 2005 } di Federico Genta
L’ALBERO DEI BRADIPI, MUSICHE E SUGGESTIONI DEI SURSUMCORDA
Il disco è stato presentato a Milano, nel corso di una serata agli inizi
di luglio. “L’albero dei bradipi” è, come richiede la
circostanza, un disco d’esordio. Ma di esordio c’è poco. Nel
senso che chi pensa di incappare in un inizio acerbo, ha decisamente sbagliato
cd. La sensazione è di trovarsi – alleluia - di fronte a qualcosa
di nuovo, che pesca nelle tradizioni per restituire melodie ricche, cariche
di atmosfere che sanno di sogno, di esperienze lontane.
Arrangiamenti curati dove
il suono rimane sempre in primo piano, suggestioni prettamente acustiche che
conservano nella registrazione l’impatto
dell’esibizione dal vivo. Un risultato da riferimento nel panorama
delle autoproduzioni.
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Indiezone
{ Settembre 2005 } di Roberto Capuano
Sursumcorda è un progetto molto ambizioso, basato principalmente su un
asse Toscano-Lombardo (tra Livorno e Milano). Si tratta di musica acustica dalle
mille sfumature, caratterizzata perlopiù da influenze etniche mediterranee
e balcaniche, e corredata da testi cantautorali che raccontano storie in salsa
poetica. In effetti, il nome Sursumcorda vuole essere un latinismo facente riferimento
proprio al Mare Nostrum, quel Mediterraneo così intriso e idealizzato
nei colori e nei sapori di queste canzoni.
Il sound della band si avvale dell’incrocio di due chitarre classiche
(cuore pulsante dei SSC), violoncello, oboe, corno inglese, flauti, batteria,
contrabbasso
e percussioni. Dunque, una trama sonora molto articolata e variegata, appoggiata
su una concezione della musica di respiro ampio e globale.
I Sursumcorda amano definire le proprie composizioni come “colonne sonore
cantate”, ed è questa, forse, l’espressione più appropriata
per descrivere questi dodici pezzi che compongono “L’albero dei bradipi”,
lavoro totalmente autoprodotto che, tra l’altro, viene distribuito
anche negli Stati Uniti dalla Passion Records di Boston.
Componimenti densi di passione e carichi di pathos e di un ritmo ancestrale
che è la
forza e la grande personalità di questo gruppo di musicisti. Tra i brani
migliori segnalo la opening-track “Mi hanno perso”, la title-track “L’albero
dei bradipi”, la strumentale “Il gorgo” e “Via!”,
per la quale è stato anche realizzato un videoclip.
In definitiva, un buon lavoro che piacerà senz’altro agli
estimatori del genere.
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La
Brigata Lolli
{ Settembre 2005 } di Giorgio Maimone
BRAVI, BRAVISSIMI... FORSE TROPPO BRAVI?
Le vie della musica sono infinite. Dove non arriva l'informazione, arriva
fortunamente a volte il passaparola. E così un ottimo disco come "L'albero dei
bradipi" dei Sursumcorda viveva di vita propria già da un anno, senza
che noi di Bielle se ne avesse avvertimento. Benedetto sia il lettore che ci
passò l'indicazione! I Sursumcorda sono una realtà che appartiene
a buon diritto alla musica d'autore, che ha già raggiunto un ottimo livello,
ma che, a quanto dato di vedere e di ascoltare sembra del tutto in grado di crescere
ancora. Il problema resta sempre quello: come dare visibilità a
fermenti musicali vivi e validi.
Come base i Sursumcorda sono un quartetto, ma già la formazione inusuale
ci fa intendere che non si tratta del solito combo: Giampiero "Nero" Sanzari è voce,
chitarra classica, basso del '69 kalimba e autore di tutti i testi e di parte
delle musiche; Piero "Cirano" Bruni è chitarra classica, mandolino,
flauti a becco, salterio e controcanti; Francesco Saverio Gliozzi è violoncello
e archi;Claudia Verdelocco è oboe, corno inglese e slide flute. L'ensamble è Sursumcorda,
proprio l'espressione latina proveribiale ("in alto i cuori!") che
mai come in questo caso ci appare appropriata. La musica del gruppo (che agisce
ed ha radici tra Livorno e Milano) è una boccata d'aria fresca, è frutta
matura che ti si scioglie in bocca, è il profumo del nespolo in
fiore. Musica gentile senza mezzi termini che trova spunti e suggestioni
dall'etnico,
al classico, spruzzandolo di jazz, ma solo di quel tanto che necessita.
Non si colloca facilmente in schemi preconfezionati: sì, è vero
che possono richiamare alcune atmosfere dei Sulutumana in primis, della Piccola
Bottaga Baltazar o dei Quintorigo in subordine, ma sono solo somiglianze di percorso,
affinità, brodo comune di culture che si muovono sulla stessa linea, dove
poi ognuno sceglie la deriva che gli è più propria. Il canto di "Nero" Sanzani
ad esempio segue modulate oscillazioni che riportano a certe voci del nuovo rock
(Paolo Benvegnù, un nome su tutti, ma anche Andrea Chimenti), mentre la
musica decisamente dal rock si tiene lontana. E' musica acustica che, oltre alla
strumentazione già citata, si basa su fisarmoniche, pianoforte,
flicorno, percussioni e batteria, cori e contrabbasso, affidati a numerosi
ospiti.
Per i Sursumcorda, però, fino ad ora, poche possibilità di emergere:
Demo, la trasmissione "acchiappatalenti" di RadioRai, dove nel 2003/2004 "L'albero
dei bradipi" (la canzone) è stata la più votata dal pubblico,
la presentazione ufficiale del disco il 2 luglio di quest'anno a Milano, due
serate in concerto al Teatro Officina, sempre di Milano, nel febbraio prossimo.
Per il resto ... passaparola. E noi contribuiamo a questo eco di tam-tam che
annuncia e pronuncia la presenza di una nuova realtà nella musica d'autore,
sapendo che, come sempre, la strada per i gruppi davvero bravi è sempre
più in salita che per altri. Anche perché la strada scelta dall'ensamble
tosco-milanese è sostanzialmente aliena da compromessi, poco accomodante
e tesa allo spasimo alla ricerca della qualità e dell'eleganza.
Una ricerca che non è solo musicale, ma anche letteraria: "E poi,
signora, / le mani sul volto / a nascondere il tempo, / ma il tempo non c'è.
//E poi, signora, / i veli sul corpo / a nascondere il giorno, / ma il giorno
non c'è. // E sei bella come il sole / con il sole che non c'è".
("Venerdì 17")
" Era là,/ col vestito largo, / a coprire / i fianchi stretti. //
Era lei, / con la sua valigia, / colma /di sogni. // E rideva perché… //
I suoi scritti parlavano di viaggi / grandi, / le sue carte raccontavano di storie
/ piene di incontri, / e la mano a coprire il viso, / nascondendo quello / che
doveva essere un sorriso". ("Perché").
Una cura estrema che promana da tutto ciò che Sursumcorda è o produce:
dal packaging del disco, alla sua copertina, dal libretto (art directon Maria
Vittoria Gozio) corredato dei testi e di belle fotografie, dal sito internet
(www.sursumcorda.it) alle note di presentazione. Tanta cura che rischia di essere
il solo rischio all'orizzonte immediato della band, ossia la possibilità,
per dirla alla De Gregori, che possano "innamorarsi del proprio cappello",
novelli narcisi intenti a specchiarsi nella propria abilità sia tecnica
che emozionale. Rischio, in fin dei conti comune, ai "troppo bravi".
Forse potrebbe aiutare anche qualche piccola variazione in più nei temi
e ritmi, perché un album lungo solo 43'00" non sembri invece di maggior
durata. Ritmicamente "Questa è la strada" è una piccola
oasi ritemprante, con la batteria suonata da Tao e la trombra di Massimo Trimboli
a dare quasi un'illusione di big band. Dodici pezzi, dunque, uno solo strumentale
("Il gorgo") e tutti gli altri più o meno cantati (intesa come
quantità di canto e non qualità). "Venerdì 17", "L'albero
dei bradipi" e "Perché" oltre a "Questa è la
strada" sono i brani che più mi affascino, ma di punti deboli
si fatica a vederne.
Dall'alto del mio albero di cecropia dondolo mollemente al ritmo delle
musiche di "Nero", "Cirano", Francesco e Claudia. Vedo passare successi
momentanei che non mi scuotono dal ramo. Ascolto il suono del mio albero. E mentre
ascolto penso. E mentre penso il tempo passa: sono già finiti tutti
e dodici i brani! E' tempo di rimettere il disco da capo.
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Kronik
{ Settembre 2005 } di Marco del Soldato
SPAZI APERTI
La complessità de “L’Albero Dei Bradipi” si manifesta
in immagini e colori: i Balcani ed il Mediterraneo, il rosso vivo ed il color
caffè di un monte ancora puro, gli spazi di praterie sconfinate e l’umidità afosa
sporcata da un sole intollerante. Questione di sfumature e di sfrenata
passione per il viaggiare umano. Trasportato in musica, si intende.
E’ questa la missione dei Sursumcorda, collettivo a suo modo aperto che,
dopo aver autoprodotto l’album, ha incontrato una label statunitense, la
Passion Records di Boston, destinata a distribuire il disco oltre oceano. Fatto
curioso, non per la qualità della proposta, ma per una forma in teoria
distante da certi mercati. Cantato in italiano, con palese impostazione etnico-cantautoriale
legata a movenze talvolta filastrocheggianti ed in altre occasioni affini al
concetto di colonna sonora. La dimensione acustica di base, fondata su arpeggi
spesso screziati da archi, fiati ed altri strumenti, non tende a limitarsi nella
canonica forma canzone, nascondendo il volto dietro a maschere sempre differenti.
A colpire è l’abbraccio fra attitudine classica e ricerca
popolare, stretto nel paradigma, eppure generoso nel concedere spazio ad
un immaginario
vivo e frenetico nel mutare le sue visioni.
Raffinatezza ed eleganza, mischiate ad un’idea sonora sempre riflessiva,
mostrano una formazione curiosa e vogliosa, restia alla facile catalogazione
ed intrigante nell’indagare un folclore tradizionale trasportato nella
contemporaneità.
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SentireAscoltare
{ Settembre 2005 } di Stefano Solventi
Sursumcorda sono un quartetto di Milano. Iniziano a farsi vivi
nel 2003 vincendo il concorso nazionale Cant'autori, poi
scrivendo soundtrack per documentari e
mostre, quindi ben figurando nel concorso del benemerito programma Demo
di Radiorai. Va a finire che si autoproducono questo album d'esordio,
chiamando ai microfoni
e al missaggio Fabio Magistrali nientemeno: non stupisce troppo quindi
la
qualità del
risultato, cui corrisponde una confezione cartonata bella ed essenziale. Dodici
canzoni che inseguono stralci di poesia residua nel presente apoetico e disumanizzante:
in questo senso è emblematica l'iniziale Mi hanno perso, incanti e tremori
di un bambino "lost in the supermarket" con archi, fisarmoniche e chitarre
classiche ad imbastire un tango vagamente Avion Travel (tolta però - e
graziaddio - l'impostazione teatraleggiante). Quanto a ciò che segue,
gli spunti melodici sono generalmente semplici, quasi a far da contraltare alla
complessità di strutture e orchestrazioni (flauti, archi, legni, pianoforte,
chitarre classiche, ottoni e fisarmoniche, in più kalimba, berimbao
e percussioni varie).
Vedi a proposito i languori spampanati e il romantico fatalismo di
Via!, le ridanciane metafore sentimentali de La notte degli oscar,
le lievi
solennità di Bambino,
le mestizie allibite di Pelle di stracci, da pescarsi in mezzo a valzer aspersi
di jazz, rumbe, flamenco, arpeggi serrati ed eterei, starnazzate di tromba, archi
svolazzanti e cinematici, fruscii e fantasmagorie indefinibili. Il rischio, l’avrete
capito, era affollare troppo la scena, inciampare nella cacofonia di questa parata
di timbri e stili. Invece, quel che regna è una chiarezza piana, seducente.
La testa e il cuore sono intimamente sintonizzati su un patrimonio folk che sa
d'antico e nostrano. La cura dei timbri e la gestione delle dinamiche sono piuttosto
inusuali in ambito pop, eppure applicati a strutture che al pop ammiccano, del
pop hanno l'immediatezza, la voglia d'immischiarsi, di agire rasoterra dove l'immaginario è questione
di vita vera e poesia quotidiana. Tensione poetica che non cede mai, dalla prima
all’ultima nota, innescata dalla dialettica tra l'armamentario tradizionalista
e la modernità dei temi e dell'approccio.
E’ un gioco, certo, e si svolge nel segno di una variabilità costante,
in una molteplicità di caratteri sonori che alla lunga rischierebbe di
farsi prevedibile, non fosse che d'un tratto si spalancano prospettive sorprendenti,
quali la sognante evanescenza seventies in Postumi di un amore, i riverberi di
fisarmonica dagli esiti quasi psichedelici ne L'indeciso o le sarabande diagonali
di Questa è la strada e della title track (tra cinema e teatrino di marionette,
tra mediterraneo, sudamerica e mitteleuropa). C'è insomma questo senso
di suono condotto con mano ferma malgrado i tanti rischi azzardati, di complessità risolte
con disinvoltura, di ricerca e profondità che non sormontano la forma
e l'espressione, nel segno di una comunicativa diretta, fragrante. Si prenda
Il gorgo, l'unico strumentale in programma, l’ostinazione mesta e angelica
dell'arpeggio, la stupenda enfasi conclusiva col raddoppio delle corde e stormi
rumoristici (palpiti, fruscii): il tutto fluisce come uno sbocco di cuore, senza
mai foderarsi di pensosità o facili derive (neo prog o post morriconiane,
tanto per dirne un paio), vera e propria soundtrack di sensazioni in bilico,
ed è questo che conta più che la sua definizione formale,
difatti splendida e breve.
Volendolo trovare, il difetto si trova: per me sta nell'eccessiva
pulizia del canto, nella sua sostanziale mancanza di tipicità che rischia di far sembrare
il tutto un po’ innocuo. Difetto che esperienza e impudenza potranno
certo correggere, speriamo non corrompendo la bella immediatezza di cui
sopra. Complessivamente,
insomma, un gran debutto. Dei Sursumcorda sentiremo sicuramente parlare.
(7.2/10)
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Freequency
{ Settembre 2005 } di Tirza Bonifazi
SURSUMCORDA Definizione del Garzanti per "sursum corda": in alto i
cuori. Il cuore è il punto cardine de "L'albero dei bradipi",
il debutto discografico dei Sursumcorda, composto da dodici brani definiti dalla
band stessa "colonne sonore cantate". Musica intima e colta, raffinata
e onirica, che crea nell'immaginario di chi ascolta un mondo parallelo dove l'aria è rappresentata
dal suono dell'oboe, del corno inglese e del flauto, l'acqua dalle percussioni,
il fuoco dal violoncello e la terra dalla chitarra classica. Il tutto prende
vita grazie alla voce di Giampiero "Nero" Sanzari, così vicina
a una certa vocalità anni '60 e riproposta oggi da cantautori come Mauro "Joe" Giovanardi.
Lasciatevi sedurre.
SURSUMCORDA Garzanti's definition of "sursum corda": keep your hearts
high. The heart is the main point of "L'albero dei bradipi", recording
debut for Sursumcorda, made up of twelve songs that the band itself has defined
as "sung soundtracks". Intimate and cultivated music, refined and dreamy
as well, that creates in the imaginary of who is listening a parallel world where
the air is represented by the sound of the oboe, of the English horn and of the
flute, the water by the percussions, the fire by the 'cello and the earth by
the classic guitar. Everything is brought to life thanks to the voice of Giampiero "Nero" Sanzari,
so near to those kind of tones that are so typically '60s and re-proposed today
by songwriters like Mauro "Joe" Giovanardi. Let yourselves
be seduced.
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Kdcobain
{ Settembre 2005 } di Nicolò Mulas
Sono diverse le band che negli ultimi anni hanno riscoperto quelle
sonorità che
attingono dalla tradizione ma che si ispirano fondamentalmente al mondo cinematografico.
In alto i cuori! È con questa esortazione latina che i Sursumcorda tra
Livorno e Milano costruiscono una musica suadente sia per le incantevoli atmosfere
che evoca, sia per la poesia che si respira leggendone i testi. "L'albero
dei bradipi" è il loro primo lavoro autoprodotto, e si avvertono
distintamente tutte le colorazioni della musica mediterranea, basate prevalentemente
sulla chitarra acustica, a cui si aggiungono poi svariati strumenti e la
voce con impostazione teatrale di Giampiero Sanzari.
"Mi hanno perso" apre il disco in punta di piedi con scelte
stilistiche che ricordano molto da vicino gli Avion Travel. Ritmi jazzati
si avvertono in "Questa è la strada" e una dolce ballata
che si ispira a De Andrè porta il nome dell'album. Più cupe
le tonalità di "Il gorgo",brano interamente strumentale
che introduce "Venerdì 17", dove alcuni richiami ai
Quintorigo non possono non scorgersi all'inizio. Uno dei momenti più aulici
della composizione è rappresentato sicuramente da "Perchè",
dove chitarra, pianoforte e melodia formano un trittico praticamente
perfetto, mentre con "La notte degli Oscar" le ritmiche diventano
più ballabili con qualche eco in stile Paolo Conte.
Dodici tracce che dondolano e coccolano l'ascoltatore con la loro veste
ricercata ma allo stesso tempo diretta e dall'ascolto piacevole. Se all'inizio
si viene rapiti dalle atmosfere create dalla forte emotività degli
arrangiamenti, la dimensione emozionale viene poi completata dalle liriche,
grazie alle quali non si fa fatica a vivere realmente le immagini descritte
in musica. A completare il tutto, un ottimo packaging e un booklet curato
da Maria Vittoria Gozio.
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Italianissima
{ Settembre 2005 } di Alberto Barina
Spunti interessanti, il cd del gruppo toscano Sursumcorda, ne offre più di
qualcuno se poi leggiamo, tra le note biografiche, che è stato licenziato
per una etichetta americana di Boston, per la distribuzione e la vendita negli
U.S.A., allora ritorna costante una domanda: E da noi? Come mai nessuna etichetta
ha voluto prendersi cura de "L'albero dei bradipi"? (Verrebbe quasi
ironicamente da rispondere che nella nostra discografia evidentemente sono rimasti
solo i bradipi senza gli alberi).
"Nessuno è profeta in patria" mettiamola così,
certo che per Giampiero & soci è una gran bella soddisfazione
poter volare al di là dell'Atlantico per poter far ascoltare la
propria musica autoprodotta ed autoprodotta direi proprio bene.
Dodici brani che viaggiano elegantemente in bilico tra atmosfere jazz
e suoni etnici ma, volutamente né mai troppo jazz né mai
troppo etnici, anche se forse i meno attenti potrebbero classificarli
frettolosamente proprio nella categoria etno-music. L'apparato strumentale
mette in rilievo chitarre classiche, percussioni, archi e fiati ed una
spazialità musicale che va dalle sonorità mediterranee
del brano "Il gorgo" alle suggestioni vagamente irlandesi che
scaturiscono dal brano "Bambino", quest'ultimo uno dei più belli
dell'intero lavoro, grazie anche al coro di voci bianche nel finale.
Tra le cose che rendono sfizioso l'ascolto del cd, da segnalare sicuramente
il quasi tango jazzato con annuncio finale in "Mi hanno perso": "Il
bambino che si è perso al reparto giocattoli è atteso dai
propri genitori alla cassa", la circense ironia de "La notte
degli oscar" brano sicuramente tra i più originali, lo schiacciapensieri
de "L'albero dei Bradipi" e la splendida costruzione musicale
di "Pelle di stracci" con mormorio di cicale.
Poco importa se i testi, liricamente intensi, a volte paiono un po'
sfuggirci nel loro significato e nei loro contenuti; perché dobbiamo
sempre per forza dover trovare una spiegazione a strofe come: "Voci
di fate incantano fughe di lacrime come farfalle inchiodate in ritagli
di favole. Ed io racconto il mio labirinto." da ("Mi hanno
perso"), oppure "Via a consumare luce delle stelle, riflessa
sulla pelle al rame della sera. Via a colorare strade di cuoio." Da
("Via!"), sono belle anche così, nella loro apparente
imperscrutabilità.
Molto curato anche l'aspetto grafico del cd, sia nelle foto del booklet
sia nella copertina: crepi del legno, fenditure e muri scrostati.qualcosa
di antico e primigenio aleggia nella musica dei "Sursumcorda".dunque
in alto i cuori!...e lasciamoli volare oltre l'Atlantico!
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RockShock
{ Settembre 2005 } di Roberto Murgieri
SURSUMCORDA: QUANDO LA SENSUALITÀ DEL MEDITERRANEO SI
SPOSA CON L'ELEGANZA LATINA
L’albero dei Bradipi è un piccolo gioiello di musica made in Italy,
finemente elaborata e levigata da veri artigiani delle sette note.
Non nego di aver incontrato non poche difficoltà nel recensire un album
di questo genere.
Non perché non mi sia piaciuto, o perché non sappia cosa scrivere
su di esso, anzi, ma l’impressione dopo averlo ascoltato una manciata di
volte è di una piacevole impotenza, che prevale sul senso di raziocinio di un
ascoltatore critico.
L’albero dei Bradipi, così il titolo di questo
lavoro dei SurSumCorda (che in latino corrisponde all’attuale “in
alto i cuori”, durante le funzioni liturgiche) è un album incredibilmente
affascinante, nel senso vero della parola. Non incanta con effetti speciali
o con chissa quali peripezie musicali. Esso infatti è frutto dell’incontro
di strumenti classici come l’oboe, il contrabbasso e il corno inglese
con la voce pulita, quasi angelica, di Giampiero Sanzari, che pare essere
al di sopra di tutto e tutti.
Sarebbe inutile, in poche righe, riassumere
un album simile. Dopo alcuni ascolti, infatti, esso appare come una casa
con tutte le finestre serrate,
che a mano a mano si aprono con l’avvicendarsi delle tracce. Ognuna
di queste, appunto, vuole pizzicare in ognuno un ricordo più o
meno lontano della nostra esistenza ed espanderlo, allungandolo nella
soavità di un componimento musicale che ha dell’incredibile
in quanto a lavorazione e rifinitura.
Ascoltare questo album o recensirlo
causa sempre lo stesso problema: è come
cercare di far passare cento persone contemporaneamente da una porta
piccola e stretta. Vorrebbero passare tutti e non esce nessuno perché si
blocca il passaggio, proprio come le emozioni che scaturiscono con L’albero
dei Bradipi; così tante e così impetuose, che non trovano
sfogo in parole o in pensieri asettici. Libero spazio alle emozioni,
libere ed incontrastate. Incantevole.
(8,5/10)
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Indietronica
{ Settembre 2005 } di Emmanuel Pidoux
Sursumcorda vient du latin "Sur Suum Corda" et signifie "élevez
vos coeurs". "Elever" au sens de l’envol, de l’envolée,
et de l’élévation. Le disque a pour titre "L’albero
dei bradipi" soit si mon italien s’avère correct "L’arbre
des paresseux".
Il y a de ça dans la musique de ce quatuor italien. Une certaine
légèreté et aussi une certaine langueur. Toujours
dans la douceur et dans la beauté des sentiments et des moments.
Comme on imagine un cliché ou une image d’Epinal d’une
certaine Italie, celle de Toscane par exemple. En couleurs sobres et
pastels, en jaunes, en verts, en ocres, à l’image de la
jolie jaquette de leur digipack.
Sursumcorda chante en italien dans le texte et cela rajoute à ce
sentiment. La langue chante sans peine. La langue chante avec joie. Des
multitudes d’instruments composent cette musique inspirée à la
fois par l’Espagne (musiques d’Andalousie), l’Italie évidemment
(musiques siciliennes) ou l’Europe de l’Est (musiques des
balkans). Ce disque est un concentré de traditions, de musiques
et de cultures qui ont leurs points communs et leurs déclinaisons
avec comme horizon partagé : la méditerranée.
La
musique du quatuor a cela de moderne qu’elle est à la
fois imprégnée de mille influences, histoires, anecdotes,
couleurs, cultures et sentiments qu’elle rapproche pour proposer
un voyage dans un nouveau pays et un nouveau langage : le leur. Il suffit
de suivre les routes, de couper par des chemins, de lire les indices
sur le sol et sur les arbres à paresseux pour se laisser emporter.
Guidé principalement par les guitares de Giampiero Sanzari et
Piero Bruni, on sera aussi bercé par le violoncelle de Francesco
Saverio Gliozzi et charmé ou pris à partie par l’oboe,
la flûte traversière ou le cor anglais de Claudia Verdelocco.
Sans oublier les pianos, trompettes, voix, batteries, percussions, berimbaos,
accordéons, etc qui viennent compléter ce tableau idéal.
Entre jazz manouche, inspirations hispaniques et tradition italienne,
Sursumcorda nous invite au voyage d’une magnifique manière
RECENSIONI “IN VOLO”
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Mucchio Selvaggio – Fuori dal Mucchio
{Giugno 2008} di Loris Furlan
Le immagini scorrono lente, rassicuranti, senza fretta, incastonate
in delicati ceselli acustici. Non sono le sequenze del documentario “Carlo
e Federico. Itinerari” (prodotto con Alberto Osella), dedicato
ai Borromeo nella Milano spagnola tra il XVI e XVII secolo, per il cui
supporto è nato questo disco. Sono immagini che appartengono dapprima
al delicato tratto compositivo e alla dimensione creativa ed evocativa
dell’ensemble toscano Sursumcorda, già lasciatosi apprezzare
per il primo disco “L’albero dei bradipi”, esempio
ispirato di poesia e raffinatezza cantautoriale. Con “In volo” le
parole si fanno dunque da parte, salvo nel brano conclusivo “Poesia
bruciata”, lasciano raccontare alle meravigliose tessiture di chitarre
classiche, flauti, violoncello, salterio, dulcimer, pianoforte, oboe,
contrabbasso e percussioni: la poesia permane, incantevole come una “Danza
del sole e della luna”, tanto per citare uno dei quattordici episodi
presenti nel disco. “In volo” dunque, come uno scorrere di
pensieri che si staccano dal suolo o il battito d’ali di una farfalla,
in un susseguirsi di lievi arpeggi intessuti di sospiri, per i quali
vanno menzionati senz’altro Giampiero “Nero” Sanzari
e Piero “Cirano” Bruni (chitarre) e Francesco Saverio Gliozzi
(violoncello, archi). “In volo” con i Sursumcorda, un’ennesima,
significativa occasione per accorgersi e capire che la musica più importante
e le suggestioni più preziose non manchino nel panorama nazionale,
basta cercarle al di fuori dei clamori mediatici, fra le passioni più autentiche,
accompagnate da sensibilità, amore e talento
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Colonne Sonore - Contenuto extra al n.15
{febbraio 2006} di Luca Villari
I nostri lettori lo sanno bene: dover scegliere con chi collaborare
nella realizzazione di un film documentario, a chi affidare la composizione
delle musiche, è un passaggio importante all’interno del
processo creativo che un regista affronta in relazione ad un progetto
editoriale, soprattutto quando, come in questo caso, si tratti di un
lavoro di ricostruzione storica.
La scelta di Alberto Osella, che ha curato la regia del documentario
Carlo e Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola, è caduta
su i Sursumcorda, un giovane gruppo che negli ultimi anni si è già fatto
notare in diverse occasioni. Con questo lavoro hanno dimostrato di riuscire
a rielaborare in maniera originale ambienti e mondi sonori legati ad
un tempo lontano dal nostro. Un processo di reinvenzione di ritmi e suoni
che passa attraverso una scelta intelligente di organico: salterio, santur,
tar, gong, accanto al violoncello, che spesso domina nei vari brani,
agli archi, al flauto dolce, alla chitarra e al pianoforte creano un
impasto timbrico e riescono a inventare delle costruzioni ritmiche tali
da far avvertire all’ascoltatore un senso di sospensione nello
spazio, tra occidente ed oriente, e nel tempo, tra passato e presente.
Il risultato è un prodotto che ha chiaramente scelto di non seguire
la strada della ricerca filologica nella costruzione del commento musicale
al film, ma piuttosto di lasciarsi guidare dalle suggestioni del racconto
per creare un’opera che ha in sé una sua unità ed
un suo senso anche al di fuori del rapporto diretto con l’immagine.
Tutti i brani sono legati ad un’idea compositiva comune e il progetto
del disco, in qualche modo, sottolinea questa unità utilizzando
il brano “Poesia Bruciata” come prima e ultima traccia. Si
tratta di una canzone che in apertura è proposta senza la parte
della voce, e che nel testo, tra l’altro molto bello, sembra contenere
le indicazioni programmatiche che hanno ispirato tutto il lavoro.
Per quanto riguarda lo stile e il tipo di scrittura utilizzata non si
può quindi dire che manchi di una certa originalità. Sono
comunque presenti influenze, come è normale, che ci hanno fatto
pensare, ad esempio ascoltando il brano “la fuga”, ad un
certo Nyman e alla sua particolare scrittura basata su cellule ritmico/melodiche
che si sviluppa in senso verticale per aggiunta di strumenti e voci.
La musica dei Sursumcorda oltre a legarsi, come colonna sonora, alle
immagini del documentario dedicato ai Borromeo, accompagnerà il
visitatore lungo il percorso attraverso le sale della mostra Carlo e
Federico: la luce dei Borromeo nella Milano Spagnola ai Musei Diocesani
di Milano fino a maggio di quest’anno.
Il CD è acquistabile nel Book shop dei Musei Diocesani per il
tutto il periodo della mostra.
(Colonne Sonore) 10.2.2006
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GQ Magazine
{5.2.2006} di Valentina Giampieri
Secondo cd della band milanese-livornese, segue l'uscita del precedente
L’albero dei bradipi. Un album strumentale, nato come colonna sonora
di un documentario. Un viaggio emozionante, accompagnato da chitarre,
archi, pianoforte, fiati e percussioni.
Se non li conoscete, ve ne suggerisco l'ascolto. Loro sono i Sursumcorda,
band milanese-livornese.
Li ho ascoltati qualche sera fa qui a Milano ed è stato uno spettacolo
davvero intenso e suggestivo: echi medievali, atmosfere oniriche, seducente
violoncello, passione, parole importanti.
Uscendo dal concerto, ho comprato a scatola chiusa In volo, il loro nuovo
cd. Una splendida colonna sonora, che fa volare mente e anima.
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Bielle.org – Il sole 24 Ore
{ febbraio 2006} di Giorgio Maimone
STACCANDO IL SUONO DA TERRA: TRA LE RADICI E LE ALI
Staccando il suono da terra: tra le radici e le ali
Torniamo a parlare di cose serie e lasciamo perdere le stupidate e
le amenità, come l'ultimo disco di Fossati. C'è sul mio
lettore da qualche giorno un gioiello che gira, gira, gira e non mi
stanca. E viene da un gruppo che già lo scorso anno aveva fatto
sperare nel miracolo: i SursumCorda. Il loro secondo disco si intitola "In
volo". E' un album di sola musica (fatta eccezione per l'ultimo
brano, che poi è una riproposizione cantata del primo, ossia "Poesia
bruciata"). Musiche nate per essere collegate alle immagini di
un documentario, che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza
del volo, sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici
che le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare
il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo" è una
delle più piacevoli sorprese di questo fantastico inizio di
2006!
Che i SursumCorda fossero bravi lo avevamo capito e ne eravamo convinti,
fino al punto di premiarli per l'album d'esordio dello scorso anno, "L'albero
dei bradipi", come delle realtà più consistenti emerse
nel corso del 2005. Questo disco rende giustizia al loro potenziale e
ce li fa amare ancora di più, anche perché questo tipo
di musica in Italia non ha molti epigoni. I riferimenti più immediati
sono i voli eterei di chitarre e corde di René Aubry, che non
a caso nasce musicista per dare suoni alle visioni che gli turbinano
intorno. Oppure anche i "Dirty Three", terzetto australiano
in cui milita il violinista di Nick Cave, il grande Warren Ellis, una
band che ha inventato una nuova formula, che spazia tra folk, rock e
musica da camera. Con un violino struggente in primo piano. Anche i Dirty
Three sono molto attenti all'aspetto visuale: il chitarrista Mick Turner
disegna personalmente le copertine con pennellate dense di colore che
tentanto di trasfondere il proprio mondo musicale.
Che io sappia i SursumCorda non disegnano, o comunque non disegnano
le proprie copertine, ma seguono una strada affine, una sorta di "terza
via" tra folk, rock e musica classica foriera di sviluppi interessanti.
Se aggiungiamo che, a fianco di musiche tanto raffinate, stanno, di solito,
anche testi poetici molto curati, ecco che si delinea netto il quadro
di un gruppo in forte crescita e che potrebbe davvero arrivare lontano.
Spieghiamo intanto la genesi del disco che nasce come colonna sonora
del documentario "Carlo e Federico: itinerari", prodotto dai
SursumCorda e da Alberto Osella della Osella & Partners che viene
proiettato alla mostra “Carlo e Federico. La luce dei Borromeo
nella Milano spagnola” fino al 7/5/2006 al Museo Diocesiano di
corso di Porta Ticinese 95 a Milano.
"
I brani di questo disco sono nati quasi in contemporanea con il documentario
relativo, alcuni prima e altri dopo rispetto alle immagini" puntualizza
Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista dei SursumCorda, di cui, qui
a fianco, riportiamo un parere più esteso sulla genesi del lavoro.
Le musiche sono di Gliozzi, Bruni e Sanzari, l'unico testo è di
Giampiero Sanzari che, oltre alla chitarra e alla voce, suona in questo
disco anche il salterio, mentre Piero Bruni, chitarra classica, suona
anche dulcimer e flauti dolci e SaverioGliozzi, oltre al violoncello,
il pianoforte e gli archi. Un po' defilata Claudia Verdelocco che suona
solo l'oboe, da lei arrangiato, nel brano che inizia e chiude il disco.
La sensazione finale resta quella di un disco che "doveva" essere
fatto, per non consegnare al solo documentario il magnifico lavoro svolto.
Perché "In volo" è in grado di reggersi per aria
da solo, con le sue solide radici affondate nel centro della nostra cultura,
delle nostre tradizioni musicali (dalla musica classica alla musica popolare)
e le sue ali in grado di aprirsi verso gli spazi progressivi del rock
e della musica alta. La musica dei SursumCorda cresce e cresce bene,
portandosi appresso una sorta di lirismo fatato che impregna i solchi
di questo disco, in cui convivono il sapore acre della memoria e le mezze
tinte della speranza. Gli arpeggi delle chitarre e le sinuose trame dispiegate
in questi 38'50" di musica inducono a non perdere il contatto con
la realtà, ma contemporaneamente a recuperare una dimensione contemplativa
nei confronti del mondo.
"
Danza del sole e della luna", "Chiaroscuro" e "In
volo" gli episodi più alti, uniti alla canzone di "Poesia
bruciata", ma il tutto dura così poco che è difficile
discriminare. E' un'irresistibile malinconia, lo "spleen" esistenziale
che non fa recedere di un passo la voglia di volare. Radici e ali. Solidità e
leggerezza. L'avevamo intuito col primo disco, lo confermiamo col secondo:
sui SursumCorda ci si può contare.
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La stampa
{ aprile 2006} di Federico Genta
IN VOLO, MUSICA PER IMMAGINI VERSIONE SURSUMCORDA
I Sursumcorda li avevamo già presentati nel novembre dello scorso
anno, in occasione dell’uscita del loro disco d’esordio. “L’albero
dei bradipi”, autoprodotto, aveva colpito il sottoscritto per freschezza,
originalità e qualità complessiva. Ora i Sursumcorda ritornano,
ma a modo loro. “In volo” nasce infatti come colonna sonora
di un documentario. Tappeto prezioso di melodie e intrecci strumentali,
che ancora una volta confermano le capacità della band.
“Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola” è la
mostra milanese per cui ha visto nascere il cd, prodotto in collaborazione
con Alberto Osella (Osella Partners). «Non volevo una musica storicamente
connotata poiché sono pochi coloro che dispongono dei necessari
strumenti culturali per compiere mentalmente un viaggio a ritroso nel
tempo, fino ai secoli XVI e XVII, e provarne un’emozione. Lavorando
in passato con i Sursumcorda ad un documentario dedicato al Guercino,
avevo incontrato la loro musica, scoprendola capace di parlare al cuore
pur essendo raffinata e complessa al punto da sorprendere anche le orecchie
più esigenti».
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Kdcobain
{ aprile 2006} di Nicolo Mulas
Avevamo già potuto assaporare il talento di questa band con il
loro primo lavoro "L'albero dei bradipi" di cui abbiamo già parlato
su queste pagine. Ora la band che opera tra Livorno e Milano ha deciso
di pubblicare le musiche che gli sono state commissionate per un documentario
storico sul '600. Inutile dire che il risultato è un album dal
forte impatto emotivo che lascia sconvolto l'ascoltatore anche senza
vedere il documentario. Le scelte stilistiche dei Sursumcorda sono sempre
ad alti livelli così come la scrittura dei pezzi interamente strumentali
che costituiscono questo lavoro.
Le radici folk non possono che emergere dal primo brano intitolato "Poesia
bruciata" ripreso poi sul finale e questa volta cantato. La ricerca
non si ferma allo stile ma impiega anche strumenti poco convenzionali
come ad esempio la campana tibetana, il darabukka e lo djambè. "In
volo" è un'esperienza sonora che avvolge con il suo calore
folkloristico e che lascia scolvolti per la sua bellezza. La chitarra
acustica disegna ovunque trame straordinarie come arazzi medievali mentre
il violoncello le accompagna con la sua dolcezza.
"
In volo" è un'opera da tenere in alta considerazione nel
panorama italiano perché non è da tutti riuscire a confezionare
una colonna sonora di questo livello, e se da un lato fa immensamente
piacere che esistono questi grandi artisti in Italia, dall'altro dispiace
che non vengano presi nella dovuta considerazione dal grande pubblico.
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Premio Toast
{ aprile 2006} di Giulio Tedeschi
Una delizia proiettata fuori dal tempo. 13 strumentali ed una lunga
ripresa del primo brano ("Poesia bruciata") con delicati inserti
vocali. Uno sfarfallio di miele musicale per palati fini. Da possedere
a tutti i costi. |
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